• Marco Gandolfi

Serata Van Manen - Petit | Angeli combattenti


Nella stagione di balletto del Teatro Alla Scala, la Serata van Manen - Petit si inserisce all'intersezione di due modalità antologiche di presentazione: si tratta allo stesso tempo di uno spettacolo della serie di balletti su musica da camera, qui per lo più pianoforte, e di un omaggio/confronto tra diversi coreografi. Lo spirito di questa seconda modalità è lo stesso della serata Balanchine / Kylian / Bejart (che abbiamo recensito qui): in pochi mesi gli appassionati di danza contemporanea hanno avuto la possibilità di confrontare direttamente, su pezzi brevi, ben cinque tra i più importanti coreografi del presente o del recente passato.

Il debito di Hans van Manen verso Balanchine è particolarmente evidente nel primo pezzo della serata Adagio Hammerklavier. Sulle note del celebre Adagio della sonata Hammerklavier, il coreografo olandese costruisce una nitida rappresentazione con tre coppie di ballerini, che indaga in breve lo sviluppo e l'articolazione dei sentimenti amorosi nelle loro amplissime e intricate forme. La materia è raffreddata col fine di evitare slanci melodrammatici, per una trattazione elegante e composta: l'intersezione delle coppie nel tutti, con i loro sincronismi e rispecchiamenti, pare un richiamo, in piccolo, alle geometrie vertiginose di Balanchine. I pas de deux si alternano con i corali per trovare un equilibrio strutturale a rispecchiare quello di movimento dei passi dei singoli ballerini.

Il pezzo è giustamente famoso anche per l'espressività controllata dei sentimenti. Questa è forse la caratteristica più autentica di van Manen: torna in maniera ancora più marcata in Kammerballett dove un gruppo di ballerini, disposti in cerchio, sembrano quasi sfidarsi a turno al centro della scena, mettendosi in mostra, mentre impersonano un sentimento o una disposizione d'animo. Spettatori partecipanti della propria performance, i danzatori mantengono una costante presenza in scena che rende il pezzo più organico e meno esibizione: l'espressività diventa la protagonista stessa dell'azione scenica.

I pezzi di Petit hanno invece una caratteristica più marcatamente espressionista. Non è in discussione l'eleganza della forma - ricercata e raffinata per entrambi -, ma dove van Manen ha un approccio più leggero, Petit non disdegna di calcare il tratto.

In particolare la chiusura di serata - Le Jeune Homme et la Mort, da un breve componimento di Jean Cocteau - è un balletto molto denso sentimentalmente. La storia dell'amore sfortunato del giovane protagonista e del suo suicidio è rappresentata in una forma quasi di sublime romantico. La sua amata sfuggente e dispettosa si trasforma in scena nella morte, che giunge per portarlo con sé in un viaggio sui tetti di Parigi. L'essenzialità della traccia poetica di Cocteau diventa una tempesta di sentimento che squassa il protagonista.

È letteraria anche la fonte dell'altro pezzo di Petit, Le combat des anges, che si ispira a Marcel Proust e alla sua Recherche. Il pas de deux fa parte di un'opera intera dedicata allo scrittore francese, Proust, ou les intermittences du coeur: giustamente famoso per la sua eleganza e raffinatezza, rappresenta la battaglia tra i due angeli Morel e Saint Loup. I personaggi della Recherche sono impegnati nello scontro - che attraversa costantemente tutti i protagonisti dell'opera - tra luce e tenebra, virtù e vizio, declinata metaforicamente qui in continuo e ossessivo allontanarsi per poi riprendersi. La luce scolpisce i corpi dei ballerini (Domenico Di Cristo e Gabriele Corrado): l'armonia raggiunta tra l'espressività del gesto e l'eleganza della posa rappresenta forse il punto più alto della serata.

Le fonti letterarie di Petit ancorano i suoi due pezzi in un orizzonte narrativo che è più labile in van Manen. Sarcasmen lo dimostra in particolare: nella sua poco consequenziale ricerca del divertissement condanna se stesso al ruolo di simpatico intermezzo e nulla più.

L'intento antologico della serata Van Manen - Petit ha una molteplicità di forme: mostra e confronta due stili coreografici, inquadra la capacità del mezzo di tradurre materiale letterario e poetico o concentrarsi sull'espressività di base, ne esplora le istanze generative rispetto alla musica da camera e la sua concentrazione lirica. Ma forse l'intenzione più nascosta e ambiziosa è quella di celebrare la costruzione di un canone, una tradizione di fare danza che si è istituzionalizzata negli anni, fino al prestigio di una messinscena celebrativa come questa.

Elementi di pregio: l'ampiezza della visione coreografica.

Limiti: la durata e l'articolazione del programma soffre di un certo grado di dispersività.

Visto al Teatro Alla Scala sabato 8 febbraio 2020.

Corpo di Ballo del Teatro alla Scala.

- Adagio Hammerklavier

Musica Ludwig van Beethoven

Coreografia Hans van Manen

Scene e costumi Jean-Paul Vroom

Luci Jan Hofstra

Scene e costumi dalla produzione del Wiener Staatsballet, 2015

- Le combat des anges

Musica Gabriel Fauré

Balletto di Roland Petit

Da Proust, ou les intermittences du coeur pas de deux Morel et Saint Loup

Supervisione coreografica Luigi Bonino

Produzione Teatro alla Scala

- Kammerballett

Musica Kara Karayev, John Cage, Domenico Scarlatti

Coreografia Hans van Manen

Scene e costumi Keso Dekker

Luci Joop Caboort

Allestimento dell' Opernhaus, Zurigo

- Sarcasmen

Musica Sergei Prokofiev

Coreografia, musica e scene Hans van Manen

Luci Jan Hofstra

Nuova produzione Teatro alla Scala

- Le Jeune Homme et la Mort

Balletto di Roland Petit

Supervisione coreografica Luigi Bonino

Libretto di Jean Cocteau

Scene George Wakhevitch

Costumi Karinska

Luci Jean-Michel Désiré

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oca, oche, critica teatrale

Illustrazioni a cura di Michela Fabbri | Illustrini

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