Aspettando Godot - Uno accanto all'altro

09.02.2018

Qualunque recensione di un classico moderno quale Aspettando Godot deve fare i conti con la vastissima letteratura interpretativa del testo e delle sue rappresentazioni. Anzi questa sterminata duttilità di significato è la cifra della sua classicità: come nel miglior Shakespeare, per fare solo un esempio, siamo di fronte ad un’opera-mondo, che borgesianamente aspira a scrivere l'universo stesso. In questo caso in particolare il senso dell'essere umano.
 

 


Cimentarsi quindi in una versione di Aspettando Godot è come misurarsi con una delle sfide più profonde possa proporre il teatro. Ogni regia deve compiere delle scelte su un testo così ambizioso e ampio per portarne alla luce uno o due aspetti particolari; non farlo nell'illusione di una fedeltà sterile alla fonte equivale a consegnarsi al caos. La scelta di Alessandro Averone è quella di fare spiccare dal capolavoro di Beckett due prospettive: l'empatia umana, e il gioco.

Nonostante i continui battibecchi, le minacce di abbandono e le incomprensioni, Didi - un magnifico e portentoso Marco Quaglia - e Gogo scoprono a poco a poco quello che hanno sempre saputo: nel disperato orizzonte senza senso dell'attesa di Godot, l'unica possibilità è lo starsi accanto. Anche nella chiave più paradossale: quell'idea del doppio suicidio, scartata solo perché impossibile da compiere per entrambi allo stesso tempo. Pur rimanendo sempre presente il dubbio dell'inganno, lo sguardo e i gesti di Didi e Gogo ci parlano forse non di speranza, ma almeno di resistenza - magari non sempre dignitosa - e perseveranza di fronte a tutto. Pare strano alla fine associare la parola eroismo a queste maschere, ma in quale altro modo si può chiamare questa parabola cupa e disillusa di attesa per chi non arriverà mai, in una terra desolata e ostile? Qui la mano della regia pare più sicura e lieve allo stesso tempo: nel guidare gli sguardi impauriti e smarriti di Didi e Gogo, in una sorta di sinfonia dell'empatia, che risulta il tratto più convincente di questo lavoro.

L'aspetto giocoso e ironico è altrettanto evidenziato nel testo, e ben inquadrato nella messa in scena. Visto che l'esperienza teatrale è comunitaria, l'evidenza principale è la continua risposta del pubblico - sorta di coro - con risate più o meno amare lungo tutta la durata della rappresentazione. Il fatto che in alcuni disperati momenti certe risate suonino, all'orecchio di chi scrive, fuori luogo è forse il miglior commento a quanto si sta rappresentando in scena: il tentativo dell'umanità tutta di ritrovare il bandolo della matassa in un universo senza senso, aggrappandosi alla prima salvezza disponibile. L'ironia è per Beckett un'arma potente, forse l'unica forza intellettuale in grado di arginare la maledizione della conoscenza - quel peccato di conoscere il proprio destino che schiaccia tutti i personaggi a terra, come avviene letteralmente a metà del secondo atto. Meno convincenti appaiono gli interventi grotteschi legati alla presenza di Pozzo e Lucky, probabilmente perché sembra assente qualsiasi politicizzazione della vicenda da parte di Averone, svuotando un poco di significato il rapporto tra i due, e riducendolo quasi a cliché. Si ha quasi la sensazione di assistere a una brutta recitazione per scelta deliberata, in cui i toni esasperati di una buffoneria da fiera di paese non sono funzionali alla rappresentazione di un rapporto di potere distorto padrone/schiavo, bensì alla mera sgangherata comicità fine a se stessa.

Alla fine dello spettacolo ci si alza sollevati per aver visto un classico memorabile, e per non vivere davvero nell'universo che descrive. Questa seconda certezza dura lo spazio di pochi secondi: è in quel momento che ci rendiamo conto tutti di aspettare Godot.

Elementi di pregio: il coraggio di una lettura parziale (nel miglior senso) del capolavoro di Beckett; la grande prova di Marco Quaglia.
Limiti: Qualche eccesso fine a se stesso nei toni grotteschi.


Aspettando Godot
Teatro Elfo Puccini Domenica 4 Febbraio 2018
di Samuel Beckett

regia di Alessandro Averone
con Marco Quaglia, Gabriele Sabatini, Mauro Santopietro, Antonio Tintis, Francesco Tintis

Share on Facebook
Share on Twitter
Please reload

Potrebbe interessarti anche:
Please reload

Illustrazioni a cura di Michela Fabbri | Illustrini

  • Grey Facebook Icon
  • Grey Instagram Icon

© 2017 by L'Oca

Genova, Liguria | locacritica@gmail.com