Focus danza contemporanea a TRA10 | Non dire una parola

23.11.2019

  

Torna l’appuntamento annuale con la ricerca al Teatro Akropolis: il festival Testimonianze Ricerca Azioni, per dieci giorni, rende Genova intera - dalla periferica Sestri Ponente al centro - un’inedita culla di teatro contemporaneo.


 

Nella settima giornata di festival il focus degli spettacoli al Teatro Akropolis è una piccola panoramica sulla danza contemporanea: i tre spettacoli sono accomunati tra loro da un uso minimale di scenografia e parole, oltre che da una breve durata. I lavori di Rontini e Pischedda inoltre fanno entrambi parte dei finalisti della vetrina sulla giovane danza d'autore del network Anticorpi XL.

Apre la serata un volto noto della compagnia DEOS, in residenza dal 2013 al Carlo Felice: l'anconetano Luca Alberti con Memories of the past, che aveva già debuttato nel 2018 a FuoriFormato.

Mi arrendo quasi subito all'impossibilità di decodificare i simboli messi in scena nella sua storia: il linguaggio di Alberti sembra far riferimento a un vocabolario altro. Sono una grammatica e un ritmo interiore a muovere quel corpo alieno che, avvolto in una morbida gonna-pantalone, attraversa il palco, uno spazio bianco, occupato da una sola sedia. I movimenti roteanti dei dervisci si alternano a mosse che sembrano tratte dalle arti marziali, e la musica, da classica, tumultuosamente diventa elettronica e ripetitiva, finché l'azione misurata e sacrale si scompone e ricompone con sempre maggior velocità. Mi lascio incantare da questa figura monacale e dal suo solo.

 

Buio, cambio scena. Viene tolta dal palco persino la sedia e torna un altro nome familiare per il pubblico genovese, quello di Aristide Rontini, a lungo legato alla compagnia Balletto Civile; questa volta dirige la giovanissima danzatrice torinese Miriam Cinieri in Giovane Notturno – Episodio I “Solitudine”. Secondo quanto indicato sul foglio di sala, lo spettacolo vorrebbe indagare il vuoto esistenziale che abita i giovani oggi. Ma, inverosimilmente colmo di dispersivi cambi di scena, lo spettacolo pare solo a tratti sfiorare il tema della solitudine: un flusso di energia che continua a cambiare stato tanto da non riuscire mai ad intuirne la direzione. L’impressione è che Rontini non sia riuscito a rendere questo “vuoto pieno” il centro della narrazione, servendosene solamente come strumento registico: lo spettatore viene oppresso da questa molteplicità di temi non approfonditi e di scene visivamente anche molto suggestive ma oscure. L'uso sapiente del light design di Antonio Rinaldi ci delizia con una breve coreografia di sole luci, quasi a fine spettacolo, molto più loquace, purtroppo, dei movimenti della Cinieri.

 

La terza ed ultima performer della serata, Sara Pischedda, entra in scena camminando dentro un quadrato di luce, una gabbia che la obbliga a cambiare spasmodicamente posa, al suono dei click fotografici. Il suo 120 gr. è uno spettacolo con una drammaturgia semplice e coerente - a sé stessa come al foglio di sala: la ballerina sarda, intrappolata dentro un tubino verde acido, spogliandosi si libera dalle pose plastiche indotte dai flash e si presenta a noi spettatori con un'ironica e reiterata trasparenza, ripetendo come un mantra dai suoi tre nomi al peso - i 120 gr del titolo - della sua prima poppata.

 

  

Visti al Teatro Akropolis, il 13 Novembre 2019

Foto di Marcello Terruli ed Eva Olcese

 

Memories of the past (20′)

Concept: Luca Alberti, Alessandra Elettra Badoino | Con: Luca Alberti

 

Giovane Notturno – Episodio I “Solitudine”  (20′)

Di: Aristide Rontini | Con: Miriam Cinieri | Coproduzione: Nexus, Altri Balletti | Promosso da: Assessorato alla Cultura di Imola, Musei Civici di Imola, Teatro Comunale Ebe-Stignani di Imola | In collaborazione con: Emilia Romagna Teatro per la residenza a Villa Pini

 

120gr (15′)

Coreografia e interpretazione: Sara Pischedda | Suono: Marco Schiavoni | Light design: Stefano De Litala | Produzione: Asmed – Balletto di Sardegna, Progetto FIND Festival Internazionale Nuova Danza

  

 

  

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Illustrazioni a cura di Michela Fabbri | Illustrini

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