Italiani veri

14.02.2018

 

È Giovedì sera, c’è un clima rilassato quando entro in sala: Irene Serini balla in tuta, Cristina Cavalli - organizzatrice della rassegna teatrale OneBloser - chiama alla raccolta gli ultimi ritardatari mentre Nicola Alberto Orofino prepara il selfie stick sulle note di Perché Sanremo è Sanremo. Il pubblico ride della scelta musicale ricordandosi che ha deciso di perdersi una serata del Festival per godersi qualche istantanea di un paese tanto piccolo quanto diviso come il nostro e indagare assieme agli attori - e autori - su cosa voglia dire essere italiani oggi. Dietro al criptico Italiani veri si cela infatti il progetto, iniziato a Novembre 2014 con il blog italianselfie, curato dagli stessi attori Serini e  Orofino alla ricerca di un'identità culturale che sembra spesso smarrita o addirittura mai trovata. «Cosa vuol dire essere italiani?» è la domanda che pongono agli intervistati e a se stessi. Una domanda disadatta, come dice la stessa Serini, una domanda che li spiazza: triestina lei, siciliano lui, i due amici si trovano campanilisticamente a discutere riguardo la provenienza geografica di primati e famosi autori, mentre seduti l'uno di fronte all'altro, ma su scrivanie distanti chilometri, iniziano a scrivere la propria biografia. Vi è un'incompatibilità di carattere fra le regioni italiane, sostiene Orofino, e lo sostengono nei filmati quanti si sentono più napoletani o veneti che italiani e quanti ancora che «in fondo era meglio restare divisi», ma i blogger-attori non si arrendono e cercano altri mezzi, dalla musica ai social network fino alla proiezione di brevi documentari, dai workshop teatrali alla poesia, alle chiamate Skype, e altre voci come quella dell’archeologo Oreste che parla di un’Italia sotterranea, di città intere da visitare sotto ai nostri piedi, e di Gabriella che vede nella sua nascita in Monferrato un fatto politico.

Italiani veri unisce teatro di ricerca e inchiesta sociologica: alla ricerca estenuante di cosa accomuna gli italiani - che non sia solamente la disobbedienza “naturale” ad ogni tipo di regola, legge o codice - Irene Serini e Nicola Alberto Orofino compongono un collage ironico del nostro paese, una gallery sicuramente poco armonica ma caleidoscopica e ci lasciano con un sorriso amaro sulle labbra, dato dalla consapevolezza che l'ultima volta che siamo stati uniti, l'ultima volta che siamo scesi in piazza da Milano a Catania, da Trieste a Roma è stata per urlare che «la mafia è una montagna di merda», a fine maggio 1992.

 

 

Elementi di pregio: la varietà dei media utilizzati, la derisione vicendevole fra gli interpreti, l’intimità che si avverte sul palco del Bloser.

Limiti: l'essenza stessa del progetto, che rende il risultato un mosaico incompleto - ma non per questo fallito - di storie del nostro Paese.

 

 

Visto al Teatro Bloser, l’08/02/2018

Spettacolo teatral-virtuale

Di e con Irene Serini e Nicola Alberto Orofino

 

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Illustrazioni a cura di Michela Fabbri | Illustrini

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