Madama Butterfly | Un prezioso carillon

 

 

Composta tra il 1900 e il 1904 Madama Butterfly vive lo scomodo ruolo di epigono della stagione operistica europea. Caratterizzata da un forte psicologismo e sinfonismo descrittivo, l'opera infatti affronta e incarna la crisi identitaria della cultura musicale sulle soglie del secolo breve. Ciò si riflette anche sulle tematiche introdotte: che cos'è Madama Butterfly? Una storia d'amore non corrisposto? Una riflessione sul potere e la tragedia di chi vi è sottomesso? Una considerazione sull'impossibilità di dialogo tra culture? Oltre un secolo dopo, durante le sei giornate di spettacolo al Carlo Felice di Genova le stesse domande e gli stessi difficili tentativi di definizione sembrano rimanere senza risposta. La visione registica di Lorenzo Amato opta per una rivisitazione fedele, proiettando lo spettatore dentro un dipinto o una stampa dell'epoca: lo spettacolo riporta il pregiudizio e l'etnocentrismo del primo Novecento sul Giappone, terra misteriosa e sconosciuta, idealizzata e insieme connotata come culturalmente bizzarra. In questo senso uno degli aspetti più interessanti riguarda il rispetto della compenetrazione tutta pucciniana tra scena e musica, che, come sempre avviene nelle opere del maestro lucchese, crea una fitta rete di rimandi e dipendenze. Ciò è evidente ad esempio nel gioco tra luci e dinamiche musicali nel primo atto: Cio Cio San (Maria Teresa Levi), giapponese traditrice della propria cultura, a sua volta tradita, canta spesso in mezzo piano, accompagnata dalle luci fredde della notte, mentre l'americano Pinkerton (Stefan Pop) si esprime con volumi ben più sostenuti, accompagnato dalle luci calde del giorno. E' questo il chiaro sintomo di un contrasto tra dramma universale – il conflitto tra oriente e occidente - e personale - la relazione amorosa - dinamica piuttosto convenzionale nel melodramma, che tuttavia qui si carica di un intimismo unico, come dimostrano le numerose scene domestiche tra la serva Suzuki (Raffaella Lupinacci) e Cio Cio San.

 

 

Ora, alla luce di quanto scritto può valer la pena analizzare due aspetti di questa rivisitazione: da un lato il forte valore archeologico e la cura con cui la regia riesce a far emergere Puccini, con il suo scavo psicologico, l'interesse per il sincretismo e per i personaggi femminili forti; dall'altro il limite di un lavoro che a tratti manca di rielaborazione personale, soprattutto sul piano dell'azione, spesso separata in quadretti isolati e quindi quasi mai sorprendente. Una considerazione a parte va assegnata all'apparato visivo: Madama Butterfly infatti fa uso di un singolare apparato scenografico: la casa di Pinkerton in Giappone è riprodotta con dovizia di particolari, strutture tridimensionali, finti corsi d'acqua e alberi di ciliegio.Così, affidandosi ad un setting ben congegnato, l'azione scenica si carica di riferimenti al mondo giapponese, da una parte giustificati dai rimandi del libretto di Illica e Giacosa, dall'altra supportati da scelte registiche, come la camminata degli attori, che riprendono le convenzioni del Teatro Nō, o la componente gestuale fortemente pantomimica. Tuttavia, occorre qui fare una specificazione: se infatti è innegabile che vi sia nell'operazione di Amato uno scavo approfondito della drammaturgia pucciniana, la scena non lascia mai intravedere la profondità dello studio sull'azione. Così, escludendo il valore del gesto vocale come azione scenica - forse oggi un po' ridimensionato dall'aspettativa del melodramma come spettacolo convenzionale - il punto debole di una messa in scena rispettosa e filologica come quella di Amato offre oggi l'opportunità allo spettatore di riflettere sullo statuto di un genere teatrale che sempre più pone oggetti di scena e attori - coloro che agiscono - sullo stesso piano, pedine di una stessa macchina: Madama Butterfly in questo senso cessa di essere teatro e diventa un prezioso carillon, non diverso dal Giappone descritto dagli Europei del primo Novecento.

 

Vista il 20/06/2019

 

Giacomo Puccini

Direttore d’Orchestra Giuseppe Acquaviva

Regia Lorenzo Amato

Scene Ezio Frigerio

Costumi Franca Squarciapino

Assistente alla regia Paolo Vettori

Allestimento Teatro Astana Opera

Orchestra e Coro del Teatro Carlo Felice

Maestro del Coro Francesco Aliberti

 

Personaggi e interpreti principali

 

Cio-cio-san, Maria Teresa Leva, Keri Alkema (15-18-20)

Suzuki, Raffaella Lupinacci, Carlotta Vichi (15-18-20)

F.B. Pinkerton, Stefan Pop, Ragaa El Din (15-18-20)

Sharpless, Stefano Antonucci, Sundet Baigozhin (15-18-20)

Goro, Didier Pieri

Lo zio Bonzo, John Paul Huckle

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Illustrazioni a cura di Michela Fabbri | Illustrini

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