Quasi niente | La differenza sta nel quasi

«Noi sappiamo che sotto l'immagine rivelata ce n'è un'altra più fedele alla realtà, e sotto quest'altra un'altra ancora, e di nuovo un'altra sotto quest'ultima, fino alla vera immagine di quella realtà, assoluta, misteriosa che nessuno vedrà mai, o forse fino alla scomposizione di qualsiasi immagine, di qualsiasi realtà.» [Michelangelo Antonioni]

 

A pochi minuti dall'inizio dello spettacolo, quando la giovane Francesca Cuttica parla di Daria Deflorian come “la sessantenne”, viene immediatamente corretta: la quasi sessantenne. È soprattutto una battuta leggera, uno dei tanti momenti del testo in cui la riflessione introspettiva si stempera in sorriso, eppure nella motivazione apparentemente futile di questa correzione c’è forse l’intero senso della pièce, a partire dal suo titolo: quasi niente.

«Ma quanto sarebbe più facile se questo spettacolo avesse una trama?», si ripetono esasperati gli attori, nel consueto gioco metateatrale del duo: tra autonarrazioni, autoanalisi e autocommiserazioni, in effetti, lo spettacolo sembra davvero parlare di niente, per decine e decine di minuti. La differenza sta nel quasi.

 

 

Quando entriamo nella sala torinese del Teatro Astra per la replica domenicale di Quasi niente sappiamo già che in questo spettacolo di Deflorian/Tagliarini non ci saranno brevi proiezioni del Deserto Rosso di Antonioni, né tantomeno una narrazione lineare che riprenderà per filo e per segno trama e personaggi del film. Il lavoro di ricerca del noto duo registico questa volta si concentra esclusivamente sul personaggio di Giuliana e, come sempre, lo fa unendo in un abile intreccio l'aneddotico elemento biografico a quello visionario e immaginifico del racconto. È attraverso parole e scene del film - riprese letteralmente o citate di sfuggita - che i personaggi di Quasi niente abbandonano il nebbioso fondale e si svelano uno a uno, senza mai inseguire un ricalco delle scene antonioniane: il cinema diventa un medium per parlare di sé stessi, della personale depressione e della quotidiana "incapacità di farcela" e, al tempo stesso, Deserto Rosso diventa un ricordo, lontano e diverso per ognuno dei cinque personaggi, tutti quasi Giuliana. È infatti proprio una sorta di “giulianite” - definita così dagli stessi autori - l’oggetto reale di questo testo: il fuoco non è forse esattamente sulla depressione, ma sull'incapacità di ammetterla o definirla tale, non sull'ansia, quanto piuttosto sul non riuscire a spogliare quell'ipersensibilità di una veste quasi eroica.

 

In un racconto della raccolta Puttane assassine, Roberto Bolaño scrive che la matrice della storia privata di ognuno coincide con la sua storia segreta, «quella che non conosceremo mai, quella che viviamo giorno dopo giorno, pensando di vivere, pensando di avere tutto sotto controllo, pensando che quello che ci sfugge non abbia importanza». Scoprire la propria storia segreta, eludere l’immagine abitudinaria di sé per afferrare il mistero sotto il tempo quotidiano è quello a cui in generale tendono i diversi personaggi degli spettacoli di Deflorian/Tagliarini: è l’imprendibile “gesto essenziale” per racchiudere un dramma reale in Ce ne andiamo per non darvi altre preoccupazioni, è l’incessante rielaborazione di sé da parte di Janina Turek in Reality. Con i disarticolati aneddoti riguardanti la loro vita passata o presente, i loro sogni e le loro opinioni, i personaggi di Quasi niente non sembrano interessati a creare un affresco polifonico di una situazione esistenziale comune - che per forza di cose lentamente si crea - quanto invece a mettere in scena il tentativo di dar conto di sé. Dar conto di sé al pubblico, agli altri personaggi del dramma (che guardano spesso e insistentemente chi tra loro prende la parola) e a se stessi, per trovare una posizione e un significato all'interno del mondo: ma il racconto di sé risulta sempre in controtempo sulla vita e la coincidenza tra questi due momenti è costantemente frustrata, non si può contemporaneamente essere e raccontarsi - tema che riporta al loro lavoro precedente, Il cielo non è un fondale, «C’è sempre questo parlare, questo esistere attraverso il dire, e io parlo, parlo, e più parlo più non so niente, [...] l’unica cosa che so fare è raccontarmi, parlarmi addosso». Qui sta il quasi: la tensione letteralmente drammatica è data da questo tentativo fallito, che corrisponde alla ricerca di sé.

 

 

Elementi di pregio: la coerenza concettuale dello spettacolo, costruita e mantenuta in punta di piedi; le esecuzioni musicali di Francesca Cuttica e Leonardo Cabiddu; la recitazione autentica ed empatica di Monica Piseddu.

Limiti: la leggera indistinzione tra realtà e palcoscenico, caratteristica costante in Deflorian/Tagliarini, è talvolta interrotta dagli interventi di Benno Steinegger e Francesca Cuttica, dall’intenzione maggiormente mimetica e rappresentativa.

 

 

Visto il 9 Giugno, al Teatro Astra di Torino

QUASI NIENTE

un progetto di Daria Deflorian e Antonio Tagliarini

liberamente ispirato al film Il deserto rosso di Michelangelo Antonioni

collaborazione alla drammaturgia e aiuto regia Francesco Alberici

con Francesca Cuttica, Daria Deflorian, Monica Piseddu, Benno Steinegger, Antonio Tagliarini

collaborazione al progetto Francesca Cuttica, Monica Piseddu, Benno Steinegger

consulenza artistica Attilio Scarpellini

il testo “Buono a nulla” è di Mark Fisher

luce e spazio Gianni Staropoli

suono Leonardo Cabiddu

musiche dal vivo Domani di Franco Fanigliulo, Niente di speciale e Come lanotte di Leonardo Cabiddu e Francesca Cuttica eseguite dalla band Wow

Il brano Il surf della luna è di Giovanni Fusco

costumi Metella Raboni

traduzione e sovratitoli in francese Federica Martucci

direzione tecnica Giulia Pastore

organizzazione Anna Damiani

accompagnamento e distribuzione internazionale Francesca Corona / L’Officinauna produzione A.D. / Teatro di Roma – Teatro Nazionale / TeatroMetastasio di Prato /Emilia Romagna Teatro Fondazionein coproduzione con théâtre Garonne, scène européenne Toulouse /Romaeuropa Festival / Festival d’Automne à Paris / Théâtre de la Bastille -Paris / LuganoInscena LAC / Théâtre de Grütli - Genève / La Filature, Scènenationale – Mulhousecon il sostegno di Istituto Italiano di Cultura di Parigi, L’arboreto – TeatroDimora di Mondaino, FIT Festival - Lugano

 

 

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Illustrazioni a cura di Michela Fabbri | Illustrini

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