Tutta la verità

20.10.2018

 

 

 

 

Inizio subito scusandomi.

E mi dispiace, che non bisognerebbe iniziare scusandosi ma non m'importa perché a ben guardare mi pare ben più scellerato, deplorevole e vergognoso ben soltanto l'iniziare, l'iniziare in sé, e una volta iniziato lo scusarsi diventa un'inezietta, mi pare, lo sapete.
Comunque, all'improvviso, all'improvviso a Genova, ero a teatro e mi dicono Ti è piaciuta?

Io dico sì.


Indubitabilmente, aggiungo.
E loro rispondono Indubitabilmente in che senso?
E avevano in fondo ragione. Come si può indubitare? Con che coraggio?

Inizio subito scusandomi comunque perché sono arrivato a teatro a Genova che era già cominciata, mi sono scusato anche con le maschere che mi hanno subito rassicurato, mi hanno detto Guarda, anche noi siamo arrivati che era già cominciata e io, va bene, io posso accettare tutto ma non tutto e gli dico Ma come? Come finisce la vostra professione? Non potevate svegliarvi prima lavarvi la faccia prima la barba prima in modo da arrivare qui prima dell'inizio?
Esagerato, mi hanno risposto.

A teatro c'erano delle sedie e allora mi sono seduto scusandomi e non ci capivo niente.
Parlando poi col signore a fianco a me gli ho detto anche a lui Scusi.
E lui mi dice Non si preoccupi.
Gli ho anche chiesto quale poi fosse l'argomento principale quale fosse il tema la traccia la cosa che si doveva capire di quest'opera teatrale che stavamo vedendo a teatro a Genova.
Lui mi dice Non si preoccupi.
Io mi scuso.
Lui mi dice Non si preoccupi.
Io gli chiedo In che senso?
Lui risponde L'utopia.
Esagerato, penso io non dicendolo.
E per sicurezza comunque gli dico Mi scusi.
Non si preoccupi.

L'utopia era quindi rappresentata l'altro giorno a teatro e devo dire che mi è piaciuta, con questo signore al mio fianco, le sedie le cose tipiche del teatro con, in più, incommensurabile, l'utopia messa lì di fronte a noi. Sudata.

È cominciata da molto?
Sì.

Era perfetta. Da ogni punto di vista, dal punto di vista della luce, dal punto di vista del ritmo dello spazio del linguaggio usato. Era perfetta. Migliorabile? Certo. Ma perfetta. Era l'utopia.

E l'attore? Gli chiedo.
Lui mi dice che l'attore era migliorabile, anche il regista, ci tiene a precisare, e il palco, il rumore dei passi sul pavimento, non era perfetto, avrebbero dovuto cambiare qualcosa, ecco, oltre al palco all'attore e al regista, a ben guardare c'era qualcosa che non andava, dovevano cambiare qualcosa anche nel fonico, visto il rumore dei passi, cioè, tutto andava benissimo così, mi dice, tutto perfetto, era rappresentata poi l'utopia, non è facile, ok, ma c'era qualcosa, il tecnico luci forse, o quel signore che all'inizio si è messo a urlare come fosse appena nato, appena partorito coperto di placenta e liquidi amniotici vari, ok, tutto ancora gocciolante, ecco, quell'urlo lì, e anche le gocce, forse, penso, mi dice, forse anche le gocce, alcune erano migliorabili e l'albero che crolla, ok, gli alberi crollano, ma dov'è la quarta parete in questo caso? Perché, mi chiedo, l'albero crolla e non muore nessuno? Avrebbero potuto far morire qualcuno, qualcuno della SIAE ad esempio, no?
Troppo poco affidarsi al linguaggio segnico-gestuale.


Rimango affascinato, penso al costo del biglietto il rapporto qualità prezzo dell'opera, al tempo che ho dedicato e quanto ho imparato accumulato conoscenza, mi sembrano soldi spesi bene, per la mia consapevolezza, penso, non so bene quant'è durata e non so bene neanche se è finita e mi sento soddisfatto.
Adesso sono indeciso sulle stelline, il numero delle stelline di valutazione del grado di gradimento della fruizione, presente? dell'opera. Dal mio punto di vista sono indeciso tra stelline palline o quadratini. Oppure posso dividere le valutazioni in categorie tipo stelline voto del pubblico, cerchietti è il voto della critica teatrale proprio. Quadratini invece è l'uomo il voto dell'essere umano.
Che voto gli diamo all'essere umano?

  

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Illustrazioni a cura di Michela Fabbri | Illustrini

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