Tutti Matti per Colorno XII edizione | Un piccolo franare

10.09.2019

Neppure la più audace fantasia di un drammaturgo visionario avrebbe potuto immaginare la storia del Palazzo Ducale di Colorno. Nella sua forma attuale venne progettato alla metà del XVIII secolo per imitazione di Versailles, ma sorge su un nucleo originario risalente al XIV secolo. Nel 1873, a seguito di un'epidemia scoppiata nella città di Parma, l'amministrazione provinciale trasferì il locale Ospedale Psichiatrico a Colorno, usando in parte il palazzo della Reggia - altro nome con cui è noto - come ricovero temporaneo. Questa soluzione di passaggio rimase negli anni, fino alla chiusura legata alla riforma degli Istituti Psichiatrici promossa da Franco Basaglia. A Colorno Basaglia diresse l'ospedale per due anni mettendo in pratica un nuovo approccio al trattamento della malattia mentale: considerare il malato (il "matto") non un corpo estraneo che la società deve bandire, bensì una differenza da integrare nella comunità. Questo approccio rivoluzionario, di derivazione anglosassone, viene definito comunitario, proprio a sottolineare l'aspetto inclusivo.

 

 

Da dodici anni la Reggia di Colorno fa da sfondo e ospita nei suoi giardini la Festa internazionale di Circo contemporaneo, teatro e musica che già nel titolo prova a rievocare questa stratificazione storica: Tutti matti per Colorno. Il riferimento alla pazzia ha una duplice rilevanza: è sia il rovesciamento di una norma, con la trasformazione del convenzionale e del quotidiano nella festa circense, ma anche, nel suo sottotesto culturale, un rimando all’esperienza comunitaria che la riforma Basaglia introdusse nella gestione della devianza. Se infatti si dovesse selezionare un solo elemento che caratterizzi i tre giorni della festa ricchissimi di eventi, messinscena, concerti e vitalità, è proprio l'aspetto comunitario, la creazione di uno spazio umano condiviso tra performer, spettatori, organizzatori e tutto ciò che gravita attorno. La stessa scelta di definirsi Festa mostra il nesso tra ribaltamento della norma e sua affermazione in modalità nuove. 

 

I contenuti teatrali del festival sono all'insegna di una estrema varietà delle modalità espressive: teatro di strada, circo con tutte le sue declinazioni (acrobazie, magia, giocoleria, clown, ecc.), musica. Il quadro che emerge ha una costante coerenza nella grande partecipazione del pubblico di tutte le età e nel suo coinvolgimento emotivo e non solo. Non di secondaria importanza in questo senso è il fatto che Colorno, nei luoghi attorno alla Reggia, ospiti tutti gli spettacoli in un contesto urbano raccolto e trasformato proprio dalla grande presenza umana. La massa in movimento tra un luogo di rappresentazione e l'altro, quella che assiste e partecipa ai diversi eventi, è un moltiplicatore naturale dell'esperienza che è comunitaria già in partenza: quella del teatro, che sulla strada ritrova la sua origine più immediata, fuori dal tempio dell'architettura teatrale, che può diventare prigione e rimozione dal contesto sociale.

 

 

 

Decine di artisti si sono esibiti nella tre giorni di questa dodicesima edizione, in spettacoli diversi per ambizioni e modalità, ma mediamente di un elevato livello qualitativo. Si spazia da nuove proposte di giovani italiani (la sezione Trampolino), alla scena OFF (compagnie e singoli che si esibiscono a cappello) fino alle più blasonate proposte dei tre spettacoli di punta. Tra questi ultimi si passa dall'inarrestabile verve acrobatica di Cirque la Compagnie in L'Avis bidon, alla poesia esistenziale del clown Leandre in Rien à dire che chiude il festival con note di magica malinconia casalinga.

 

Nella sezione OFF si segnala l'elegante timidezza dell'hula hoop di Andréanne Thiboutot che in Hoopelaï si mescola a slanci di audacia esibizionista per creare una miscela curiosamente dissonante. Pur appesantito da una certa programmaticità, Limbo di Maremotum (sezione Trampolino) ha l'ambizione di usare le modalità circensi per rappresentare una tematica contemporanea quale il dramma della migrazione nel Mediterraneo. La magia regna sovrana sia letteralmente, come nell'esibizione dei maghi in competizione de L'abile Teatro (in Mago per svago), sia come risultato dell'affastellarsi di suggestioni graziose tra giocoleria e musica di Pirouettes Ensemble (in Approdi).

 

Si fa torto a non citare tutti, perché - pur nelle evidenti differenze qualitative - tutti contribuiscono a questo fiume festoso. Ma sono tre in particolare i momenti che hanno definito l'esperienza a Colorno di chi scrive.

Gli Okidok con Slips Inside si dedicano all'esplorazione della vanità attraverso la clownerie, in un raffinato e spassosissimo gioco di indagine di due personalità che si mettono in mostra vanitosamente anche nella loro timidezza di fondo, o probabilmente proprio per questa. Così come l'esibizionismo indaga sulla timidezza, la grazia del gesto elegante può essere trovata dove meno la si aspetta, nello straordinario pas de deux tra un ballerino e una ruspa (sic) di Beau Geste in Transports Exceptionnels: la sensazione di aver assistito, davanti all'ingresso del Palazzo Ducale, a qualcosa di unico e prezioso è tangibile nella folla che riempie la piazza.

 

Per talento, potenza espressiva e capacità di analisi, Léger Démêlé degli eccellenti À Sens Unique ha una caratura che lo separa dal resto. Filtrando attraverso la lente decostruttivista i topoi circensi nasce uno spettacolo dall'ironia raffinata, che trasforma lo spettatore in un osservatore partecipe delle dinamiche della compagnia. Assistiamo a un ibrido volutamente ambiguo, dove il confine tra recitazione e realtà sfuma, dove gli errori e i virtuosismi acrobatici costruiscono un tessuto irriconoscibile tra prova e spettacolo; le liti in scena, gli affetti, i trasporti, gli innamoramenti; e poi gli sguardi d'intesa con il pubblico e i sorrisi. L'esperienza comunitaria che si citava in apertura qui è posta al centro, talmente efficace da rendere questo leggero disfacimento lo sgretolarsi del confine della messinscena, anzi l'apertura della stessa all'illuminazione della normalità. Ma questo non basta ancora: nell'ironica validazione delle teorie postmoderniste sulla performatività del reale ci si accorge della potenza non sopita di Léger Démêlé nel momento in cui, incontrandone gli interpreti il giorno dopo la messinscena al bar, si assume quasi che la realtà della loro esistenza sia quella che hanno condiviso in scena. Un sorriso e uno sguardo, nessuna prova accettabile da un tribunale, lo confermano: siamo davvero tutti matti a Colorno?

 

Tutti Matti per Colorno. Festa Internazionale di Circo e Teatro di Strada. Dal 30 agosto 2019 al 1 settembre 2019. Colorno, Parma. 

 

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Illustrazioni a cura di Michela Fabbri | Illustrini

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