Uroboro | Il Kung Fu paga a metà

Quando approda al Teatro della Tosse, Uroboro di Simona Ceccobelli e Sebastian O’Hea Suarez è alla fine di un percorso durato quattro anni. La storia è piuttosto semplice: un uomo alto e costantemente contratto in smorfie tra lo stupefatto e lo stremato vuole prendere lezioni di Kung Fu. Una volta entrato nel dojo, trova un inaspettato maestro in una giovane donna dallo sguardo severo. Questo primo contrasto di posture ed espressioni del volto prelude a molte altre situazioni sviluppate nel proseguire degli incontri, in cui i due interpreti e registi giocano sul labile confine tra danza, clownerie e arti marziali, basando la loro comicità sulla ripetizione sclerotizzata di mosse codificate e, soprattutto, sui tentativi dell’allievo di colmare l’insormontabile distanza che lo separa dal maestro, il quale non perde occasione per umiliarlo con secchi e incomprensibili ordini.

 

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Successivamente la storia si complica e perde la sua leggera fluidità. Prende spazio il livello onirico, finora concentrato soltanto in brevi intermezzi, caratterizzati da una luce rossa e da inquietanti maschere di coniglio e rana - il riferimento è a due stili di combattimento del Kung Fu: l'allievo, dopo essere divenuto coniglio, sottrae misteriosamente un filo rosso da un tempietto che da inizio spettacolo spande per Sala Campana un incenso inebriante. Questo gesto segna la fine delle lezioni: al filo rosso sembra legato l'ultimo insegnamento dell'arte marziale, che l'uomo doveva apprendere prima di vestire la stessa uniforme del maestro. Il brusco trasferimento della vicenda da un piano lineare e comico a uno surreale e ricco di simboli da una parte giustifica un titolo così metafisico, dall'altra genera una netta cesura nello spettacolo e un conseguente senso di spaesamento e incomprensione, affaticando la ricezione dello spettatore. 

 

 

Elementi di pregio: la comicità generata non dagli stereotipi ”marziali” del rapporto maestro-allievo, ma dal ri-utilizzo di tecniche tradizionali. 


Limiti: il brusco abbandono di un’atmosfera comica leggera per una più misteriosa e carica di sfuggenti significati ulteriori.

 

 

Visto all'interno della rassegna Resistere e Creare 2019, il 7 Dicembre 2019

Di e con Simona Ceccobelli e Sebastian O’Hea Suarez
Progetto grafico Nachos
Illustrazione Nicolás Castell

Produzione Anomalia Teatro

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Illustrazioni a cura di Michela Fabbri | Illustrini

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