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Consuelo Barilari | Risposte dalla quarantena

Consuelo Barilari è l'ideatrice e la direttrice artistica del Festival dell'Eccellenza al Femminile

Data: 05/05/2020



1) Da un punto di vista umano, cosa ha significato per te la chiusura dei teatri? Come stai vivendo questo periodo di serrata a livello personale?


Ho sofferto molto, prima ho dovuto annullare un programma di eventi pensando di rimandarli a uno o due mesi dopo, e poi ho constatato che questi eventi non sarebbero stati rimandati ma annullati senza data. Ho sofferto tanto i primi giorni, si alternavano dolore, paura e senso di persecuzione, i teatri e lo spettacolo sono stati chiusi per primi senza una prospettiva e senza il dispiacere o la commiserazione della politica e delle istituzioni, come se non importasse a nessuno, come se si sospendesse qualcosa di superfluo di cui non importa nemmeno parlarne. E per me invece era inconcepibile che il teatro, lo spettacolo, le arti performative, al centro della mia vita e delle passioni, fossero spazzate via senza emozione e senza troppo rammarico.

Ho poi imparato subito, aiutata da una spiccata adattabilità, a riconvertire il dolore in rabbia e la realtà in virtualità.

Siamo abituati alla documentazione video attraverso YouTube e i social, così ci siamo attrezzati subito per fare dirette delle nostre iniziative e proporre contenuti in streaming (lancio di bandi legati a premi di drammaturgia e Performing Arts, spettacoli teatrali).

Ho provato a pensare un evento di spettacolo proiettato esclusivamente nel mondo virtuale e mi sono chiesta che valore avrebbe avuto in più il teatro rispetto al film o al video. Il teatro è corpo e relazione tra corpi, l'attore è in relazione sensoriale diretta con lo spettatore, e non può esistere senza. È stato forte il dolore di non sentire una parola ufficiale a sostegno di una categoria che racchiude mestieri diversissimi, con tantissime persone, che confluiscono nell'allestimento dello spettacolo dal vivo e del cinema.

La mia vita in quarantena, al contrario, è stata privilegiata perché ho vissuto questo periodo in montagna, all'aria aperta, in un luogo isolato da tutto dove mio marito gestisce un villaggio di residence.

Insieme abbiamo vissuto, sommandoli, il crollo dei settori più colpiti: turismo e spettacolo.


2) Sapresti quantificare - in termini economici o con altri parametri oggettivi - la perdita subita (da te personalmente e/o dal gruppo in cui lavori) da quando è iniziata questa chiusura?


Certo. Abbiamo perso circa 20.000 euro in un mese e un valore molto più alto, non direttamente quantificabile, in dispersione di energie, ridimensionamento del lavoro, incertezza, perdita di prospettive, etc...


3) Qual è concretamente la situazione attuale? Cosa si sta muovendo, quali sono le prospettive?


Per il tempo della Fase 2 - “Convivere con il virus” - e della Fase 3 - “Ricostruire” -, il problema dello spettacolo dal vivo, se guardato come transitorio, può costituire un’opportunità di rinnovamento nella consuetudine teatrale che influenza le stagioni dei teatri e dei festival. Potrebbe scaturirne una proposta, per i giovani e le donne, su come affrontare il limite del distanziamento sociale – tra gli spettatori assembrati nelle platee e tra gli attori contigui sul palcoscenico –, che frena la ripresa. I teatri, almeno quelli più grandi e importanti, fondano la scelta degli spettacoli per le loro stagioni sugli artisti di nome, che “chiamano di più il pubblico”, come si dice in gergo, ovvero che sono più conosciuti anche grazie a passaggi televisivi e cinematografici, con costi di cachet più alti, ammortizzati almeno in parte dalla vendita dei biglietti. Questa sana pratica commerciale, che si chiama legge di mercato, per le ragioni che sappiamo e per un tempo indefinito che ci auguriamo non troppo lungo non sarà più praticabile. Questa contingenza, che agli attori di nome e agli esercenti appare come una tragedia, potrebbe invece apparire ai teatri minori e ai giovani artisti non ancora famosi come “la grande opportunità”. Mi spiego ancora meglio. Gli attori famosi, che richiamano a sé le grandi platee, potrebbero dedicarsi al teatro in televisione; mentre nelle stagioni teatrali con il pubblico contingentato potrebbero finalmente trovare spazio gli artisti più giovani con cachet proporzionati al numero degli spettatori e, tra questi, potrebbero essere privilegiate le donne, che sempre più spesso, da soliste del teatro, portano in scena monologhi con le loro storie, di una qualità straordinaria, ma che spesso non trovano spazio nelle stagioni per le ragioni sopraelencate. In questo modo la contrazione del pubblico che assiste agli spettacoli sarebbe compensata dai minori costi degli allestimenti e, finalmente, dalla valorizzazione ed emersione di un immenso potenziale di creatività dei giovani talenti, di sperimentazione e ricerca di nuovi linguaggi e contenuti troppo spesso mortificati dal teatro più istituzionale. In questo modo, il Fattore D potrebbe trasformare un fattore di contingente Debolezza in crescita e sviluppo delle energie meno valorizzate. Basterebbe una sola stagione teatrale per “una sferzata di energia” e un ricambio salutare al teatro italiano.


4) Come pensi che le istituzioni (Stato, Regione, Comune) dovrebbero agire in questa fase?


Lo Stato dovrebbe cambiare punto di vista e tutelare per prime quelle che sono le attività vere dell'Italia, che rappresentano l' Italia nel mondo: i Beni Culturali, l'Arte, lo Spettacolo e il Turismo. In questo modo i Beni Culturali potrebbero essere trattati anche dal punto di vista economico come attività produttiva alla stregua delle altre.

Illustrazioni a cura di Michela Fabbri | Illustrini

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