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Elena Dragonetti | Risposte dalla quarantena

Attrice, autrice, regista, formatrice, diplomata alla Scuola dello Stabile di Genova, ha lavorato, tra gli altri, con Teatro Cargo e Teatro dell'Archivolto. È stata protagonista, con l'Associazione Narramondo, della splendida avventura del Teatro Altrove, chiuso ormai dall'ottobre del 2018. Nelle ultime calde settimane di protesta nel mondo teatrale, si è particolarmente attivata per Attrici e Attori Uniti e Emergenza Spettacolo Liguria.

Le sue risposte risalgono al 18 maggio.


1) Da un punto di vista umano, cosa ha significato per te la chiusura dei teatri? Come stai vivendo questo periodo di serrata a livello personale?


La chiusura dei teatri, così come è accaduto per tante altre categorie di lavoratori, ha interrotto di colpo tutto quello che era in lavorazione, in fermento, in progettazione o già vicino ad una conclusione.

Nello specifico, io a fine febbraio ero nel pieno del lavoro. Ero in scena con uno spettacolo, stavo lavorando alla messa in scena di un altro e avevo delle repliche di un altro ancora. Avevo già programmato delle formazioni e continuavo ad insegnare nei corsi di teatro dell’associazione di cui faccio parte.

Mi trovavo quindi all’interno di ritmi lavorativi molto serrati.

Improvvisamente tutta questa attività fisica, mentale, progettuale, si è arrestata di colpo, un mondo messo in pausa nel bel mezzo della corsa.

La prima sensazione è stata di smarrimento e il tentativo, anche un po’ maldestro, è stato quello di provare a recuperare almeno una parte di tutto quel lavoro che stava andando perduto.

Ma mentre vedevo annullarsi uno dopo l’altro tutto quello per cui avevo lavorato fino a quel momento e mi trovavo catapultata in una situazione di estrema precarietà, mi si sono spalancate davanti delle giornate in cui il vuoto è stata anche occasione di riflessione, di studio, di piccoli piaceri da recuperare, di tempo per non fare ma per essere presente.

Non condivido l’immagine della guerra quando si parla di questa pandemia ma riconosco che quello attraverso il quale stiamo passando lascerà delle lacerazioni profonde nel tessuto sociale, che non potranno essere ignorate, che avranno bisogno di un tempo dedicato, di un tempo di cura.



2) Sapresti quantificare - in termini economici o con altri parametri oggettivi - la perdita subita (da te personalmente e/o dal gruppo in cui lavori) da quando è iniziata questa chiusura?


Ad oggi posso dire di aver perduto quanto 5 stipendi, considerato che a noi attrici e attori capita di lavorare di più in alcuni periodi dell’anno per avere una copertura per i mesi in cui magari si lavora un po’ meno, come il periodo estivo. Potrei perderne altrettanti da qui alla fine dell’anno.

Il problema è che non si sa quando sarà possibile far ripartire realmente e seriamente il nostro settore. Si parla di aperture dei teatri a giugno ma le condizioni sono ancora poco chiare e purtroppo saranno tanti i teatri che non avranno un’economia sufficiente a far ripartire le attività a queste condizioni, quindi saranno tanti i lavoratori e le lavoratrici dello spettacolo che non riusciranno a tornare a lavorare e che si troveranno senza coperture e senza lavoro.



3) Qual è concretamente la situazione attuale? Cosa si sta muovendo, quali sono le prospettive?


Questa emergenza ha reso evidente, più di quanto già non fosse, quanto il sistema normativo che regola il nostro settore sia insufficiente e poco coerente con quella che è la realtà specifica di questo lavoro.

Le istituzioni finora hanno mostrato di conoscere poco il nostro settore, la tipologia dei contratti che regolano il nostro lavoro, la difficoltà di dover mettere insieme tanti contratti differenti a tempo determinato della durata di un mese, 10 giorni, un giorno, due mesi, una settimana, per riuscire a creare un anno di lavoro continuativo; la difficoltà di far risultare come giornate contributive una larga fetta del lavoro che si svolge in questo settore; la condizione fortemente usurante di una precarietà inasprita da un sistema che poggia su corpose criticità e su una mancanza di tutele, e che necessità urgentemente di un intervento di riforma.

La parte più interessante di questo momento è che finalmente le lavoratrici e i lavoratori dello spettacolo si sono riuniti e riunite, e si confrontano quotidianamente, costantemente all’interno di gruppi di lavoro, di pensiero, di azione.

Si sta lavorando a delle proposte concrete per una riforma sostanziale e strutturale del comparto, ad un protocollo per la riapertura, ma finora il Ministero non ha risposto ai comunicati inviatigli né ha mostrato una disponibilità ad aprire un tavolo di confronto con i lavoratori, le lavoratrici, le parti sociali. Si sta programmando una riapertura senza che vengano di fatto interpellati i diretti interessati.



4) Come pensi che le istituzioni (Stato, Regione, Comune) dovrebbero agire in questa fase?


Le istituzioni dovrebbero riconoscere innanzitutto la natura di lavoratori e di lavoratrici quando si parla di coloro che operano nel settore della cultura e dello spettacolo, riconoscere quello che facciamo come un lavoro, tener conto delle specificità e delle caratteristiche peculiari di questo lavoro e quindi disporsi ad aprire dei Tavoli di confronto con le parti sociali e con i lavoratori e le lavoratrici, oltre che con le imprese, per riformare in maniera sostanziale il sistema che norma questo lavoro, garantire le tutele necessarie e restituire dignità ad un settore da tempo fortemente penalizzato e depauperato, ma anche un settore di fondamentale importanza per lo sviluppo e la consapevolezza dell’intera società.


Illustrazioni a cura di Michela Fabbri | Illustrini

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