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Pivio | Risposte dalla quarantena

Pivio - alias di Roberto Giacomo Pischiutta, autore con Aldo De Scalzi di molte premiate colonne sonore, Presidente dell'Associazione Compositori Musica per Film e membro del Consiglio di Sorveglianza SIAE - risponde alle nostre domande.

Data: 05/05/2020



1) Da un punto di vista umano, cosa ha significato per te la chiusura dei teatri? Come stai vivendo questo periodo di serrata a livello personale?


La parola più diretta che mi viene in mente è: disastro. Purtroppo vivo molto male questa serrata perché cerco di coglierne le varie sfumature, non solo quelle immediate del fatto che viene a mancare una voce importante nel mondo dell'arte e del pensiero (critico). L'idea che dovrà passare ancora molto tempo prima che si riesca a riportare il teatro (e in generale tutta l'attività dal vivo) ai meccanismi che gli sono propri, francamente mi spaventa... e non trovo affatto consolatorio che ci si sforzi di immaginare meccanismi alternativi per far sì che una qualche parvenza di attività sia ancora plausibile.


2) Sapresti quantificare - in termini economici o con altri parametri oggettivi - la perdita subita (da te personalmente e/o dal gruppo in cui lavori) da quando è iniziata questa chiusura?


Io mi occupo tangenzialmente di teatro, nel senso che non si tratta della mia attività principale. Ho avuto nel tempo la fortuna di partecipare a una decina di spettacoli, anche di un certo successo, tuttavia il mio "core business" (come direbbero i troppi sedicenti dirigenti culturali) resta la musica applicata per cinema e televisione. Ad ogni modo la perdita economica è consistente e non tocca solo la punta dell'iceberg (gli attori e i registi) ma anche tutte le maestranze e l'indotto che viene coinvolto (e stiamo parlando di migliaia di persone). Purtroppo il mondo della cultura in Italia è assimilabile nell'immaginario politico (e non solo) alla parola "marginale". Il teatro in questo contesto non può che subirne le più evidenti conseguenze. Per quel che riguarda me la prospettiva più "garantista" è che io possa riprendere a scrivere musica per cinema, televisione e teatro non prima di marzo-aprile del prossimo anno (questo se il decorso del problema continuerà con le idee che ci si è fatti ad oggi, e quindi nella speranza ottimistica che tutto proceda per il meglio). Quindi sono molto molto molto preoccupato.


3) Qual è concretamente la situazione attuale? Cosa si sta muovendo, quali sono le prospettive?


Mi è capitato di partecipare a qualche discussione che affrontava più precisamente l'ambiente teatrale e generalmente le argomentazioni più ricorrenti erano quelle di fare le necessarie pressioni sulle forze politiche affinché il teatro possa essere messo in condizione di ripartire il prima possibile. Francamente l'idea di vedere decine di rappresentazioni con un unico attore in scena per evitare il contatto fisico non mi esalta. Le proposte di riportare il teatro anche in televisione (come si faceva in tempi remoti quando la televisione era ancora un vero servizio pubblico) sono sicuramente condivisibili, tuttavia per me il teatro resta quel magico mondo in cui più persone interagiscono e portano in scena la vita e la natura umana. Senza questi presupposti per me restano poche prospettive.


4) Come pensi che le istituzioni (Stato, Regione, Comune) dovrebbero agire in questa fase?


E' assai difficile dire come le istituzioni debbano agire se non cercare di dare il massimo supporto economico disponibile a far sì che chi vive di teatro (e delle arti in generale) possa ancora sentirsi parte di questa comunità perché troppo spesso non gli è stato riconosciuto il valore etico ed economico che invece con tanta fatica e con immense difficoltà giornalmente cerca di raggiungere.

E' di questi giorni il caso di un musicista multato per essersi allontanato dal proprio domicilio per recuperare gli strumenti musicali di cui aveva bisogno per lavorare con la motivazione che "fare il musicista è attività hobbistica e come tale non rientra nelle condizioni per potersi muovere sul territorio". Questa è la considerazione che si ha nei confronti di chi vive d'arte. Chi fa teatro vive esattamente questa condizione. Recentemente sono state adeguate le condizioni minime di contribuzione ENPALS per poter accedere ai fondi di sussistenza destinato per il contrasto al Covid-19 ma fino a poco tempo fa era richiesta una quantità di giornate lavorative contribuite francamente inarrivabile per la maggior parte degli attori teatrali (quindi totalmente irrealistica). Forse qualcosa si sta muovendo ma rimane l'handicap di partenza: finché non sarà chiaro che gli operatori dell'arte e dello spettacolo sono lavoratori a tutti gli effetti e non cittadini di categoria più bassa sarà molto complicato ottenere condizioni accettabili (e nel caso specifico garanzie di poter continuare nel futuro più o meno prossimo le proprie attività, spesso frutto di sacrifici di anni e anni di studi e professione sul campo).


Illustrazioni a cura di Michela Fabbri | Illustrini

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