• Marco Gandolfi

Così è (se vi pare) | Una verità vicina e lontana


La trita osservazione sull'attualità di Pirandello tradisce un luogo comune che è duro a morire: considerare le sue riflessioni sull'identità e sulla verità come contingenti a un'epoca o una fase storica. L'idea, in altri termini, che il drammaturgo siciliano rappresenti in qualche modo la (supposta) crisi dell'uomo moderno è una lettura che sostanzialmente tradisce, recintandolo in un contesto storico, il suo pensiero. Lo dimostra alla perfezione la celebre pièce Così è (se vi pare), uno dei testi in cui l’intenzione filosofica dell’autore, già molto elaborata nella maggior parte delle sue opere, si esprime con maggiore ambizione di universalità. Qui la sua riflessione epistemologica si svela apertamente, in modo quasi didascalico, con la presenza in scena del personaggio di Laudisi, alter ego dello scrittore - o comunque commentatore continuo della vicenda, costantemente impegnato nella sua analisi. Questa sorta di “coro individualizzato” riassume puntualmente altre caratteristiche che stilisticamente attribuiamo a Pirandello: l’ironia puntuta, la sagace visione delle contraddizioni umane, il fallimento della razionalità. Filippo Dini, che cura una regia forse sopra le righe, riserva giustamente a sé - in un gioco metateatrale che avrebbe divertito l'autore - il ruolo di Laudisi. D'altra parte non è proprio questo personaggio a pilotare l'esito della vicenda verso la risoluzione finale in quell'aporia che dimostrerebbe l'inesistenza di una verità? L'aspetto metateatrale si mescola all'ironia del testo: nel tentativo di sciogliere il mistero della seconda moglie del signor Ponza, gli sbigottiti concittadini provano più volte a inscenare delle vere e proprie recite. La buona idea di Dini è quella di trasferire questa costruzione anche sugli arredi del palcoscenico, facendo letteralmente assemblare la scena ai personaggi che muovono i mobili, sistemano le poltrone e prendono posto in attesa della messinscena/interrogatorio ora della signora Frola, ora del signor Ponza. Purtroppo queste indagini - specialmente nella prima parte - sono viziate da una recitazione generalmente troppo calcata. Questa scelta modifica in parte la dinamica naturale, che va verso una progressione isterica mano a mano che la verità appare sempre più vicina e sempre più sfuggente. Si salva da questa mancata dosatura dei toni la pregevole signora Frola di Maria Paiato. Pur essendo priva di slanci o invenzioni particolari, questa messinscena ha il pregio di una solidità di mestiere che lascia molto campo al testo sottostante. Forse Così è (se vi pare) darebbe il meglio di sé con una levità di tocco qui intuita solo a tratti. Ma questo nulla toglie alla lucidità con cui emerge la riflessione finale di Pirandello: il signor Ponza e la signora Frola potrebbero essere entrambi pazzi, la verità dell'uno non è incompatibile con quella dell'altra, pur essendo letteralmente opposte.

«Io sono colei che mi si crede», così termina la breve apparizione della moglie del signor Ponza: la verità è vicina e irraggiungibile, è il fondamento su cui i personaggi basano la propria identità, quindi deve essere certa, definita, incrollabile. Mai sfumata, ma certamente multipla. Elementi di pregio: solida messinscena con alcune invenzioni interessanti; ottima Maria Paiato.

Limiti: eccessiva semplificazione dei toni della recitazione; qualche sbavatura nei personaggi minori.

Così è (se vi pare)

regia Filippo Dini interpreti (in ordine alfabetico) Francesca Agostini, Mauro Bernardi, Andrea Di Casa, Filippo Dini, Ilaria Falini, Mariangela Granelli, Dario Iubatti, Orietta Notari, Maria Paiato, Nicola Pannelli, Benedetta Parisi, Giampiero Rappa scene Laura Benzi costumi Andrea Viotti musiche Arturo Annecchino luci Pasquale Mari

produzione TEATRO STABILE DI TORINO – TEATRO NAZIONALE

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oca, oche, critica teatrale

Illustrazioni a cura di Michela Fabbri | Illustrini

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