• Eva Olcese

Dal quartiere Adriano al corpo di Silvia Gribaudi. Storie di spazi politici


©Ansa
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Adriano è uno dei quartieri storicamente più giovani di Milano: sviluppato a cavallo tra gli anni novanta e gli anni 2000, è nato nelle aree un tempo occupate dagli stabilimenti dell’azienda Magneti Marelli. Allora c’erano tutte le premesse per creare un nuovo quartiere nella periferia nord-est di Milano. Se il risultato finale è stato a lungo quello di un quartiere dormitorio, il progetto aveva ben altre pretese: appartamenti di pregio, residenze per anziani e universitari, aree verdi, scuole, una cittadella della salute. Sulla base di queste promesse furono in molti a comprare. Con la crisi del 2008, però, si fermò tutto: il risultato è una bizzarria urbanistica, un quartiere mai finito.


Non lontano da lì, a Sesto San Giovanni, Michelangelo Antonioni ha girato una sequenza del suo film La notte (1961), incentrato sulla dissoluzione della coppia (interpretata da Jeanne Moreau e Marcello Mastroianni) e distribuito nello stesso anno di Divorzio all’italiana di Pietro Germi, nove anni prima della legge Fortuna-Baslini sul divorzio, ma in un’Italia che stava mettendo in crisi l’istituzione matrimoniale da tempo. Se la pellicola si apre con la morte di Tommaso, un amico della coppia, è però evidente fin da subito il protagonismo del distacco tra Lidia e Giovanni, quando in lutto la donna si fa accompagnare dal tassista a Sesto e scompare per due giorni. Lidia ripercorre strade che sembra aver già percorso, vaga, osserva alcuni ragazzi intenti nel lancio di razzi, cerca di fermare una rissa, prima di chiamare il marito. A quel punto, Giovanni la raggiunge in una di quelle periferie di desolazione che segnano la cifra stilistica del regista ferrarese.



È strano, non è cambiato niente – osserva lui.

Cambierà, cambierà molto presto – gli risponde Lidia, indubbiamente fiduciosa.


Eppure nelle periferie i tempi di rinnovamento non sembrano mai celeri. Basti pensare che per la costruzione di una scuola media nel quartiere Adriano ci sono voluti circa 25 anni.

Del suo passato industriale, oggi, non resta altro che il Matitone, un tozzo obelisco di cemento armato costruito durante la seconda guerra mondiale come rifugio antiaereo. Dopo decenni è stato restaurato e si ritrova ora incastonato tra un’Esselunga ed un’OVS.

Gli enormi tralicci, giganteschi dinosauri svettanti tra i palazzi, sono stati invece abbattuti (e sostituiti solo nel 2018 da un elettrodotto sotterraneo) così come un altro dei simboli del quartiere: l’immensa Torre Piezometrica. Gli abitanti del quartiere hanno dovuto dire addio alla sua forma fungina (o di navicella aliena), un sacrificio necessario per far posto a una piscina comunale.

Questi interventi, uniti a una forte bonifica della zona, riguardano però soltanto gli ultimi 6 anni della storia di Adriano. Dopo un lungo periodo di scarsa considerazione da parte delle amministrazioni comunali, oggi il quartiere Adriano sta rinascendo poco alla volta. Una prima svolta per la salute della zona è avvenuta sotto la giunta Pisapia, ma quella sostanziale è stata la candidatura al piano periferie dei governi Renzi e Gentiloni, grazie al quale sono arrivati da Roma 18 milioni di euro da destinare alla riqualificazione. Queste risorse sono andate a sommarsi a quelle già reperite dall’Amministrazione (circa 28 milioni di euro) e quelle messe a disposizione da Fondazione Cariplo (10 milioni di euro), per un totale di 56 milioni di euro di intervento.


Adriano A/R si inserisce all’interno dei numerosi interventi sul territorio di Fondazione Cariplo e vuole, in collaborazione con Ecate Cultura, proporre un viaggio dentro e fuori il quartiere omonimo. Un ricco palinsesto di eventi si è svolto dal 15 giugno al 2 ottobre con l’intento di indagare ma anche raccontare il quartiere attraverso la musica, la danza, il teatro e le arti performative. Riusciamo a partecipare a solo uno degli eventi in programma, lo spettacolo A corpo libero di Silvia Gribaudi.


Un faro di luce illumina la performer. Lei gioca con il vestito, lo tende, è troppo attillato, forse ha sbagliato taglia. Come lo striminzito pezzo di stoffa il suo corpo diventa una tela elastica, modellabile: trattiene la pancia per buttarla fuori, e viceversa. Si scompone e ricompone con una serie di movimenti che rapidamente si trasformano in coreografia, una danza che vuole liberare quel corpo (purtroppo ancora) così inusuale per il palcoscenico, ma così ordinario nella vita. A corpo libero, ancora in scena a più di dieci anni dalla prima (avvenuta nel 2009), rappresenta infatti uno dei primi passi della ballerina e coreografa verso una danza politica, che pone al centro del suo interesse l’impatto sociale del corpo. In un mix drammaturgico tra mimo, clownerie e danza, Gribaudi interpella il pubblico e suscita risate senza sosta. Quello che la performer sembra voler far con la leggerezza tipica del suo linguaggio coreografico – è la costruzione di un nuovo paradigma del visibile: esporre un corpo che sta cambiando, ma non per questo smette di abitare lo spazio o di essere azione ed espressione. A fine performance Gribaudi ci racconta di come ha visto il corpo mutare negli anni e di come ha studiato il suo “vibrare” in modo diverso. L’ultima sezione dello spettacolo, quella più ipnotica, è infatti dedicata alle vibrazioni che un corpo, non più giovane, non più conforme all’immagine tradizionale della ballerina, può creare. Le “ali di pipistrello” e le cosce cadenti diventano quindi elemento di costruzione coreografica e strumento per una narrazione che vuole andare al di là dei tradizionali topoi in cui è rinchiusa la figura femminile. Nel piccolo spazio senza palco del community hub Magnete, Silvia Gribaudi ci ricorda ancora quanto può essere politico non solo un corpo, non solo un quartiere, ma anche uno spazio teatrale.


A corpo libero di Silvia Gribaudi_ Foto di Alessandra Di Consoli
Foto di Alessandra Di Consoli


Visto al community hub Magnete (sorto nell’ambito del programma Lacittàintorno di Fondazione Cariplo)

A corpo libero

Durata performance: 15’

di e con Silvia Gribaudi

Elaborazioni musicali Mauro Fiorin

Disegno Luci David Casagrande Napolin, Silvia Gribaudi

Produzione Associazione Culturale Zebra


Lo spettacolo si è svolto all’interno di Adriano A/R, rassegna promossa da Industria Scenica, Magnete, Ecate, Ditta Gioco Fiaba, Spazio La Gobba e Sinitah.

Lo spettacolo è stato scelto dalla Direzione Artistica partecipata Keepers, formata da gruppo intergenerazionale di under 35 e over 60.

La rassegna è parte del programma “Milano è viva”, portato avanti nei quartieri del Comune di Milano con il sostegno del MIC – Ministero della Cultura e si è svolta dal 15 giugno al 2 ottobre nei quartieri Adriano, Crescenzago, Turro, Cascina Gobba, Gorla, Via Padova.


oca, oche, critica teatrale