• Marco Gandolfi

Il piacere dell'onestà | Vedere e vivere


Angelo Baldovino è il classico protagonista filosofo pirandelliano. Nella pièce Il Piacere dell'onestà, qui diretta con garbo e mano lieve da Liliana Cavani, egli è scelto come marito di un matrimonio di facciata che eviti la vergogna pubblica di Agata, amante incinta del marchese Fabio Colli. E classicamente – per i modi pirandelliani si intende – gli si farebbe torto a pensarlo solo come fustigatore delle ipocrisie della morale borghese: come tutti i grandi protagonisti del drammaturgo siciliano, egli porta alle estreme conseguenze la sua analisi della realtà sociale, andando al cuore non tanto della convenzione civile, bensì della realtà tout court e, – si potrebbe dire – con un sinonimo della parola "teatrale", che probabilmente Pirandello avrebbe preferito – della sua essenza performativa.

Durante la scena decisiva del terzo atto, confrontandosi con Agata circa il suo ruolo di marito "per finta" tenuto a recitare alla perfezione la sua parte di uomo integerrimo, Angelo sbotta: "quando uno vive, vive e non si vede. Vedo io, perché sono entrato qua per non vivere. – Volete farmi vivere per forza? – Badate a voi, che se la vita mi riprende e acceca anche me…". La vita a cui egli si riferisce, equiparandola alla cecità, è la vita delle maschere pirandelliane, costrette di continuo a recitare se stesse, anzi desiderose di farlo, in quanto uscire da questa performance porta alla pazzia dell’Enrico IV o alla non vita di Baldovino. Geppy Gleijeses costruisce una trama espressiva raffinata; il suo Angelo sembra essere perfettamente a proprio agio, pacato nell'analisi della situazione, finché la vita non minaccia di irrompere sulla scena anche per lui. Chiamato a recitare dal marchese il ruolo dell'onesto ne segue fino in fondo le implicazioni, e ne rovina fatalmente i piani. Ma quando il protagonista viene ingiustamente accusato di furto dal marchese per essere allontanato dalla casa, il suo piacere dell'onestà – il suo credere di essere la maschera che recita, in altre parole – irrompe come un magma; la vita per un attimo prende il sopravvento, e l'idea inimmaginabile che il matrimonio con Agata in fondo non sia completamente pretestuoso albeggia tra i due. Cavani asciuga la messinscena verso toni controllati e quasi astratti , ne privilegia la lettura simbolica, senza cadere nei toni grotteschi del moralismo. Così facendo evidenzia gli snodi teorici: Baldovino deve fare i conti con un ruolo nuovo che lo reclama, Agata divenuta madre si trasforma per convenzione sociale e per aspirazione individuale. La maschera della maternità e della rispettabilità sociale ha per lei una forma sarcasticamente curiosa di manifestarsi: lei che ha fuggito la vergogna di dare alla luce un figlio senza marito, sarebbe pronta ad accettare quella derivante da un furto pur di seguire il suo "finto" marito. Ancora una lotta tra maschere e un gioco di ruoli imposti dalla società, a cui non solo non possiamo sottrarci, ma che cerchiamo per rassicurazione. Nel caso femminile il contrasto assume connotati ancora più violenti e irrimediabili, in quanto i ruoli sono preordinati e socialmente sanzionati per genere: ben lo testimonia la recitazione di Vanessa Gravina (Agata), che passa dal canonico isterismo sovraeccitato prima del matrimonio all'elegante portamento della signorilità nella scena finale. Omaggio alla riflessione pacata, questa messinscena ha lo stile elegante e ricercato di Geppy Gleijeses, senza guizzi o invenzioni non necessarie. All'intersezione di vita e visione c'è probabilmente il teatro, usciti dal quale si deve continuare a vedere: pare essere questa la più grande lezione di Pirandello. Elementi di pregio: regia controllata e fedele al testo pirandelliano; ottima prova di Geppy Gleijeses. Limiti: qualche sbavatura caricaturale nel personaggio del marchese. Visto al Teatro Carignano Torino mercoledì 27 febbraio 2019. Il piacere dell'onestà di Luigi Pirandello con Geppy Gleijeses, Vanessa Gravina, Tatiana Winteler, Leandro Amato, Maximilian Nisi, Mimmo Mignemi, Brunella De Feudis regia di Liliana Cavani scene: Leila Fteita costumi: Lina Nerli Taviani musiche: Theo Teardo luci: Luigi Ascione Gitiesse – Artisti riuniti Teatro della Toscana – Teatro Nazionale

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Illustrazioni a cura di Michela Fabbri | Illustrini

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