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  • Vanessa Zecchi - Eva Olcese

Segni New Generations tra piccola e grande storia


La storia raccontata nei libri di scuola si amalgama a quella personale sui palchi di Segni New Generations Festival. Tra il 3 e il 4 novembre abbiamo assistito a sette spettacoli e partecipato a uno spuntino critico: i piccoli e grandi problemi che porta con sé l'adolescenza, la libertà dell'infanzia, il senso di vergogna che ci portiamo dietro come un compagno fidato si sono fusi alla tragica storia della nave Vlora e alle vicende eroiche di Gino Bartali. Il privato si confonde con l'universale tanto che in un momento di dialogo tra pubblico e attori, i ragazzi del progetto TEEN (adolescenti tra i 13 e 19 anni che seguono il festival da vicino) si dichiarano stupiti quando vedono qualcosa così presente nelle loro vite come i dubbi sull'identità di genere e l'orientamento sessuale mancare dalla scena. Li corregge Margherita Molinazzi, attrice e drammaturga di #Fragili, ricordandogli che quella che operano registз e drammaturghз è una scelta. Come loro anche le redattrici del pezzo hanno dovuto tagliare e limare le loro brevi recensioni: la seconda e terza giornata dell'Oca a Mantova ci vengono raccontate dall'emoticOca e dalle parole che Vanessa Zecchi ed Eva Olcese hanno scelto per noi.


Giovedì 3 novembre 2022


#Fragili | Recensione di Vanessa Zecchi

#Fragili_ Foto di Nicola Malaguti
Foto di Nicola Malaguti

#Fragili della compagnia La Baracca - Testoni Ragazzi è uno spettacolo che si affida a un minimalismo scenico e alla bravura attoriale di Matteo Bergonzoni e Margherita Molinazzi per raccontare una storia di adolescenza.

Sul fondale, nero come i loro costumi, ci sono solo due sgabelli, elementi di scena che assumono un significato drammaturgico di volta in volta diverso. Gli stessi corpi e voci degli attori sono al servizio di una narrazione polifonica della pubertà. Esito del percorso di formazione Vox Motus, questo spettacolo ha un incipit che sembra preso in prestito da un teen drama.

I protagonisti, Nicola e Margherita, vengono presentati dalle loro routine mattutine e sono i vestiti a raccontarci il rapporto con un corpo che faticano ad accettare. La condizione di spettatori interni in #Fragili ci permette di notare anche lo scarto tra io pubblico e io privato, così messo in crisi dalla società e dall’uso massiccio dei social. Proprio come in una serie tv veniamo tirati dentro e resi partecipi dei moti emotivi e dei dubbi esistenziali con i quali i due si confrontano nello spazio tra un intervallo e l’inizio delle prime cotte: Cosa mi rende unico? Quali sono i miei punti fermi? A cosa dare importanza, all’essere o all’apparire? Nella drammaturgia di Molinazzi emerge un racconto della fragilità che non è soltanto debolezza, ma anche il carattere prismatico e la possibilità di riflettere del cristallo. È dall’accettazione di questa sensibilità fragile che nascerà, a fine spettacolo, l’incontro tra Nicola e Margherita, fino a quel momento estranei l'uno all'altra.

Nello scrivere la drammaturgia di #Fragilie in questo mi sembra di rintracciare il punto di forza del progetto Molinazzi si è avvalsa del contatto costante e ravvicinato con il pubblico adolescente dei propri laboratori teatrali. I risultati raccolti da questa ricerca sul campo sono stati poi tessuti insieme ai ricordi delle stesse esperienze vissute dalla performer in adolescenza, per dare uno sguardo ampio ma personale a questa fase di passaggio, che è tanto delicata quanto luminosa.


Hamelin | Recensione di Eva Olcese

Hamelin_ Foto di Nicola Malaguti
Foto di Nicola Malaguti

«Lasciateli cadere, lasciateli macchiare.

Permettete la corsa, lo stupore, lo sbaglio,

permettete lo spreco, il gioco, il rumore

e la musica, la musica, la musica.

Per amarli meglio

lasciateli andare.»


La nebbia dei fumogeni lambisce le nostre caviglie, mentre la sigla di un programma di criminologia risuona nelle cuffie. Non sapremo mai cosa ha ascoltato il pubblico bambino dello spettacolo (avevamo tracce audio differenti), così come non verremo a conoscenza dei confini tra storia, fiaba e leggenda ne Il pifferaio di Hamelin. Lo spettacolo di Tonio De Nitto parte da un tentativo utopico, un’indagine fake che vorrebbe tornare nei luoghi della Bassa Sassonia e far luce su questo mistero millenario, legato al repentino abbandono della città da parte di circa 130 ragazzi.

La poliedricità strabiliante di Fabio Tinella, che si destreggia tra canto, recitazione, mimo e burattini, riesce ad affabulare e incantare il pubblico. Ma, niente paura, i bambini a Mantova scompaiono solo per qualche secondo dietro al fondale… Per poi tornare in sala a ballare con i genitori! Prima di farli riapparire, però, il pifferaio sussurra un messaggio nell'orecchio al pubblico adulto, invitandolo a non considerare soltanto l’abbaglio o l’errore, ma a lasciare i propri figli liberi di sbagliare, cadere, macchiarsi, sbucciarsi, senza aver paura del loro distacco o del tempo che scorre. Così la leggenda, oggetto della fiaba dei fratelli Grimm e resa in poesia da Goethe e Browning, nello spettacolo della compagnia Factory diventa l’occasione per riflettere sulla libertà che concediamo ai nostri figli e sull’accettazione del diverso. Figura chiave di Hamelin è l’emarginato, qui rappresentato dal pifferaio che, in quanto artista, è incompreso per natura e sempre alla ricerca di elemosine altrui. Spagnulo e De Nitto inseriscono in sottotraccia quindi anche una riflessione sul lavoro creativo, che, come quello intellettuale (o più genericamente culturale), faticava allora ad avere un riconoscimento sociale ed economico adeguato. E fatica tuttora.


La nave dolce | Recensione di Eva Olcese

L’8 agosto 1991 la nave Vlora, un mercantile solitamente adibito al trasporto di zucchero, attraccò nel porto di Bari, carica di ventimila persone. Una folla oceanica (era «un secondo mare, una marea») che, partita dal porto albanese di Durazzo con il desiderio di scappare da un regime fintamente democratico, venne accolta da un’Italia impreparata.


Attraverso l’alternanza di tre lingue diverse (quella italiana unita a un idioma italo-pugliese e a quello italo-albanese), ci addentriamo in una pagina buia della storia italiana. Il corpo e la voce di Massimiliano di Corato ci raccontano la gioia di questo esodo albanese, ma anche la tristezza di ritrovarsi presto in un secondo carcere, dopo la difficile traversata: da quell’Italia idealizzata non vengono accolti come credevano, anzi si parla da subito di rispedirli indietro.

L’idea del sindaco Enrico Dalfino di allestire una tendopoli al porto, inoltre, venne bocciata, e dal Ministero arrivò l’ordine delirante di trasferire le persone nello stadio della Vittoria. Ben presto la situazione raggiunse livelli ingestibili (i profughi albanesi erano esposti al sole cocente, alla fame e alla sete, in condizione igieniche insufficienti e costretti a contendersi pane e acqua lanciati dagli elicotteri) tanto che lo stadio si trasformò nell’anfiteatro di una lotta per la sopravvivenza.


Dall’alto di un sedia di ferro, l’attore (di origini baresi) diventa le orecchie di un ragazzino che ascolta questa storia per la prima volta dal nonno, la voce di un migrante albanese e ancora quella multiforme degli abitanti di Bari a momenti accoglienti, a momenti titubanti.

Sebbene inceda in alcuni passaggi retorici, questo monologo di teatro civile – nato da un lavoro di ricerca dell’attore con la regista Daniela Nicosia e ispirato dalla visione del film omonimo di Daniele Vicari –, non di meno si dimostra necessario.

La nave dolce chiude una delle ultime serate del festival Segni, mentre la voce di Cristina Cazzola (attrice e drammaturga, nonché la direttrice artistica e organizzativa del festival) ci invita a porci delle domande sull’accaduto e a non affidarci docili a quanto ci vogliono raccontare politica e stampa.


Venerdì 4 novembre 2022


Le Nid | Recensione di Eva Olcese

Genitore 1 vive in una casa immacolata, ha l’aspetto di una nevrotica casalinga, finchè nella sua vita irrompe il caos divertente di Genitore 2. Presto nella casa comparirà un uovo che, schiudendosi, rivelerà un figlio inaspettato dall’aspetto mutevole tra un drago e un lama (ma alcuni potrebbero persino dire che il pupazzo di Ilaria Comisso assomigliasse a un cammello). Le Nid vuole dimostrare ai bambini quanto non importi quali siano i componenti di una famiglia, se l’ingrediente essenziale, l’amore, non manca.


Highlight dello spettacolo: un piccolo spettatore si ostinava a dare le spalle alla scena, è stato necessario l’intervento di un paio di operatori e maestre prima che si convincesse che lo spettacolo fosse alle sue spalle.


Gino Bartali, Eroe silenzioso |Recensione di Vanessa Zecchi

Gino Bartali, Eroe silenzioso_ Foto di Andrea Crupi
Foto di Andrea Crupi

La storia del ciclista Gino Bartali dimostra che i campioni sono persone normali, comuni. Tratto da La corsa giusta di Antonio Ferrari, un libro per ragazzi che ha vinto il premio Andersen, lo spettacolo mette in scena la tenacia, la passione e il coraggio di un uomo che non fu soltanto uno tra i più grandi corridori italiani (e mondiali) di sempre.

È la storia di un “Giusto tra le Nazioni” che ha contribuito a salvare 800 ebrei, ma è anche la storia di un essere umano: la sua vita ha alti e bassi così come lo spettacolo che ha un suo ritmo, toccando momenti di difficoltà, insicurezza e tragicità.

Veniamo a conoscenza dell’eroe silenzioso quasi a fine spettacolo, in quanto la storia parte dall’infanzia di Bartali per poi raccontarci il personaggio attraverso le sue scelte e il susseguirsi degli eventi.

Mi sento sollevata lasciando lo spazio teatrale: lo spettacolo è riuscito ad allontanare quel senso di impotenza che talvolta mi assale e non mi permette di notare quante imprese si possano portare avanti nel breve spazio di una vita.


I teatrini delle ore | Recensione di Vanessa Zecchi

I teatrini delle ore_ Foto di Pawan Wettasinghe
Foto di Pawan Wettasinghe

Nella biblioteca Baratta è allestita la casa della compositrice romantica francese Mel Bonis. È il padrone, un gatto, ad accoglierci: ci invita a entrare e a farci trovare pronti alla meraviglia. In questo spettacolo interattivo di Atelier Elisabetta Garilli prendiamo parte a giochi d'altri tempi (come campana e ruba bandiera), leggiamo in coro una poesia, impariamo come costruire un teatrino come quello che, incantevole, si trova davanti a noi e ci vengono persino svelati alcuni trucchi dietro gli effetti di luce. Grazie a un dinamismo affidato alle variazioni di ritmo e di narrazione, lo spettacolo coinvolge e cattura l'attenzione del pubblico, che si lascia trasportare dalla leggerezza spensierata delle note del pianoforte dal vivo.

Humana Vergogna | Recensione di Vanessa Zecchi


Cinque performer entrano in scena. Sulle loro spalle, voluminose pellicce coprono i corpi, vestiti dalla sola biancheria intima e da calzini sportivi. Scene di voguing da ballroom si alternano a passi di danza classica. E, inaspettato, irrompe anche il canto lirico.


Attraverso un linguaggio misto di danza e parola, i performer rendono concrete le nostre insicurezze. La sensazione è quella di trovarsi davanti a uno studio sulla vergogna come emozione personale e collettiva. Humana Vergogna della compagnia teatrale Petra nasce infatti come esito finale di un percorso artistico teatrale, quello del progetto “La Poetica della Vergogna”, che, sviluppatosi in un arco temporale molto lungo (di circa due anni), ha visto succedersi, nelle sue fasi, diversi workshop e panel internazionali e ha coinvolto i materani così come attori, registi, danzatori e performer internazionali e, ancora, i detenuti della Casa Circondariale di Matera.


Le brillanti coroncine dorate con scritto Happy New Shame, donataci a inizio spettacolo, ci fanno sentire parte di una “parata della vergogna” (così come viene chiamata nel brano finale). Questo costante ascolto della platea unito a un ritmo vivace, scandito da capitoli tematici, invitano il pubblico a un atto catartico. Abbandoniamo così le nostre vergogne, gettandole fisicamente sul palco, racchiuse in un foglio di carta.


Attraverso l’autoironia che contraddistingue la poetica di Matteo Maffesanti e Silvia Gribaudi, Humana Vergogna ci invita a riflettere su un’emozione che proviamo tutti indistintamente e che rende gli spettatori, adolescenti, bambini e adulti di Segni New Generations Festival, uguali. Smarrita l’innocenza infantile, viviamo una vita a braccetto con un senso costante di vergogna. Questa performance non ci permette soltanto di indagare il comune turbamento interiore, ma ci instilla la speranza di riuscire anche noi un giorno, come i performer in scena, a trasformarlo in arte.



drammaturgia di Margherita Molinazzi

registi e interpreti Matteo Bergonzoni, Margherita Molinazzi

Collaborazione alla messa in scena Guido Castiglia

Compagnia e produzione La Baracca - Testoni Ragazzi


Hamelin

con Fabio Tinella

Drammaturgia e regia Tonio De Nitto

dramaturg Riccardo Spagnulo

Musiche originali Paolo Coletta

Voiceover Sara Bevilacqua

Sound designer Graziano Giannuzzi

Scena Iole Cilento

Burattini Michela Marrazzi

Luci Davide Arsenio

Costumi Lapi Lou

Assistente scenografa Cristina Zanoboni

Costruzione scenica Luigi Di Giorno

Cura della produzione Claudia Zeppi

Amministrazione Emanuela Carluccio

Distribuzione Francesca D’Ippolito

produzione Factory compagnia transadriatica - Fondazione Sipario Toscana

con il sostegno di Segni new generations festival


La nave dolce

testo e regia Daniela Nicosia

interprete Massimiliano Di Corato

scene Bruno Soriato

aiuto regia Vassilij Gianmaria Mangheras

disegno luci e suono Paolo Pellicciari

scenotecnico Théo Longuemare

foto di scena Maurizio Anderlini

foto nave Vlora Luca Turi

una produzione Tib Teatro


Le Nid

di e con Consuelo Ghiretti e Francesca Grisenti

pupazzi Ilaria Comisso

scene e luci Donatello Galloni

musiche Pier Giorgio Storti

voce Alberto Branca

produzione Progetto G.G, Accademia Perduta/Romagna Teatri


Gino Bartali, Eroe silenzioso

tratto da La corsa giusta (di Antonio Ferrara)

regia Carmen Pellegrinelli

con Federica Molteni

scenografia Michele Eynard

produzione Luna e GNAC Teatro

in collaborazione con la casa editrice Coccole Books


I teatrini delle ore

con Emanuela Bussolati (mimo e governante), Susi Danesin (gatto), Serena Abagnato (mimo e maggiordomo)

musiche di Melanie Hélene Bonis, interpretate da Elisabetta Garilli (al pianoforte)

scenografie dinamiche e teatrini Emanuela Bussolati

in collaborazione con Palazzetto Bru Zane di Venezia

produzione Atelier Elisabetta Garilli


Humana Vergogna

invenzione, drammaturgia e testi Silvia Gribaudi, Matteo Maffesanti

con Antonella Iallorenzi, Ema Tashiro, Mariagrazia Nacci, Mattia Giordano, Simona Spirovska (performer e e contributi alla creazione artistica)

costumi Silvia Gribaudi, Matteo Maffesanti e Lia Zanda

consulenza per i testi Jeton Neziraj

direzione tecnica e luci Angelo Piccinni

musica The Black Keys, Matmos, Hespèrion XXI &amp, Jordi Savall, Philippe Jaroussky, Frank Bretschneider, Scott Ross, Brenda Lee, Sofi Tukker feat. NERVO The Knocks Alisa Ueno, Dennis Wilson and Taylor Hawkins

contributi artistici di laboratorio Massimiliano Civica, Sharon Fridman/Carlos Peñalver, Rados aw Rychcik, Jakub Porcari

produzione Compagnia Teatrale Petra

co-produzione Associazione Zebra


Foto di copertina dell'articolo di Nicola Malaguti

EmoticOca a cura di Michela Fabbri - Illustrini


Legenda emoticOca



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