• Matteo Valentini

Shakespeare by Night | Alternare la finzione

Al nostro ingresso, il giardino antistante Villa Duchessa di Galliera appare come uno spazio addomesticato e straniante. Il suo impianto simmetrico, realizzato nei primi anni del Settecento seguendo i dettami del gusto “all’italiana”, è popolato di tavolini bassi e sorvegliato da un camioncino itinerante che distribuisce cuculli e acciughe fritte, uno stand di allettante cibo thai e un piccolo bar semovente illuminato da luci azzurrognole. Nella quiete del parco, con l’imponente facciata della magione che ci sovrasta, questo insieme ha la potenza metafisica di un sogno.


Matteo Traverso  in una scena di Shakespeare by night - Uno spettacolo nel bosco

Shakespeare by Night è un progetto curato dal Teatro della Tosse in virtù del legame, stretto da alcuni anni a questa parte, con gli spazi dell’ex Teatro Cargo (ora Teatro del Ponente), che fino al 2018 divideva le sue messe in scena tra un cantiere navale dismesso sul lungomare di Voltri e un antico teatro annesso alla villa. E proprio da questa sala tardo settecentesca inizia il percorso che si snoderà nei meandri del labirintico parco retrostante: la luminosa razionalità suggerita dall’ingresso lascerà via via il posto a strutture e paesaggi di ordine tipicamente preromantico, da cui emergeranno vari personaggi tratti dalle opere di Shakespeare. Ad accoglierci è un Puck infernale (Matteo Traverso), con due piccole corna e una larga macchia rossa sul viso, facendosi largo tra gli alberi di cartone che affollano il palcoscenico. «Ascoltatemi, amici, Romani, concittadini»: inizia il suo monologo con le parole di Antonio in Giulio Cesare, mischiandole poi con quelle di Macbeth e dello stesso spirito di Sogno di una notte di mezza estate, in un’interpolazione di testi che caratterizzerà anche altri interventi. Dapprima timido e impacciato, il giovane Puck inizia ad aggirarsi spavaldo in mezzo al pubblico e descrive le sue malefatte: “Faccio credere alla sgraziata comare di essere treppiede sicuro per il suo sedere, e il diavolo invoca mentre stramazza come foca”. Poi con un balzo risale sul palco e ci invita a entrare nella foresta del parco, prima di dileguarsi ai nostri occhi.


Salendo la prima rampa di scale, incappiamo nei due beccamorti di Amleto (Pietro Fabbri e Alessandro Bergallo) che spalano terra incastrati in vistose gorgiere, motteggiandosi l’un l’altro e ragionando sulla vita e sulla morte, con un tono che desidera ardentemente essere comico e amaro, popolaresco e filosofeggiante, scanzonatamente romantico nella luce fredda e soffusa preparata da Matteo Selis e Andrea Torazza. Più avanti sorprendiamo un personaggio che scruta il mare con un binocolo (Marco Taddei): è Riccardo II. Si volta pesantemente e sta ritto di fronte a noi, freme, sembra quasi digrignare le parole che emette: «lo vivo di pane come voi, provo desideri, sento il sapore del dolore, ho bisogno di amici. Suddito di tutto questo, come potete dirmi che io sono un re?». Le vivide luci della città sotto di lui rompono la bolla di credulità in cui siamo stati brevemente immersi: la dialettica tra immersione e disillusione, d’altra parte, continuerà a manifestarsi per tutto lo spettacolo, aprendo squarci di fantasia tra il rombo di un aereo appena decollato e le note di Freed from desire provenienti da una festa vicina.


Pietro Fabbri e Alessandro Bergallo in una scena di Shakespeare by night - Uno spettacolo nel bosco

In piedi su una roccia, Edda Marrone impersona Ofelia facendo cadere alcuni sassolini uno a uno nella pozza d’acqua sotto di lei. Lievemente passeggia lungo lo stretto e tortuoso camminamento che la solleva dal vuoto, mentre i lembi del vestito, come da iconografia, bianco le solleticano gli spessi anfibi neri. Una torre illuminata sovrasta la scena. Al suo interno troviamo Re Claudio (Roberto Serpi) che, dandoci le spalle, si confronta con l’impossibilità di un sincero pentimento e di una misericordia divina per il suo fratricidio. Decine di candele illuminano la stanza e le loro luci rimbalzano sullo specchio di fronte all’attore o vengono assorbite da un maestoso camino di pietra scura. Serpi mantiene un cipiglio aggrottato, da antico attore, e anche durante l’applauso il suo sguardo resta fisso a terra, verso il fuoco.


L’apparire di Calibano (Graziano Sirressi) ci sorprende sul fianco mentre scendiamo verso il punto di partenza. Il mostro, qui agghindato come un indigeno di vaga provenienza tropicale, esce incatenato da un antro e ingiuria il suo padrone, Prospero. Dopo aver scambiato per dio un naufrago che gli dona del vino ed aver pregustato la sua riscossa contro il mago, Calibano ritorna nella sua grotta e ci lascia proseguire verso le tre streghe di Macbeth (Susanna Gozzetti, Sarah Pesca, Mariella Speranza), impegnate intorno a un calderone a formulare le ultime tre profezie all’usurpatore. Poco prima del suo ingresso, però, una delle tre mette in dubbio l’effettiva efficacia del loro vaticinare e trascina le altre fuori dalla parte, a discutere di destino, libero arbitrio e volontà degli spettatori. Convinta dalla bontà delle argomentazioni delle colleghe, la ribelle torna efficacemente nella parte e ricomincia a mescolare gli ingredienti nel pentolone, riprendendo il movimento collettivo e la nenia con cui eravamo stati accolti.


Mariella Speranza in una scena di Shakespeare by night - Uno spettacolo nel bosco
Foto di Donato Aquaro

Ci avviciniamo alla conclusione del percorso e sulla nostra sinistra, in alto, appare Gianni Masella con due mastodontiche corna in mezzo alla fronte: è Falstaff che, travestito da cervo, si prepara per essere ingannato. Con voce robusta e insieme flautata si lamenta con noi della beffa ordita ai suoi danni, ma poi si consola, riflette e gorgheggia, ricordando Giuseppe Verdi, che d’altronde «Tutto il mondo è burla. L’uom è nato burlone».


Dopo una lunga discesa punteggiata di flebili lumini, ci troviamo infine in una piccola radura circondata da alberi. Al centro, Enrico Campanati regge una candela e si presenta: è il Puck che abbiamo incontrato all’inizio, solo invecchiato per tutto il tempo trascorso ad aspettarci ai margini della foresta. Anche in questo caso viene messo in moto il gioco citazionista che agilmente unisce Macbeth, il Sogno di una notte di mezza estate e Romeo e Giulietta, quando per congedarci vengono proferite le parole della protagonista della tragedia: «Separarsi è un sì dolce dolore, che dirò buonanotte finché non sarà mattino». E come un padrone di casa dopo una lunga notte passata assieme, Campanati ci conduce alla scala che porta di fronte alla villa, fuori dal bosco e dall’illusione.

Enrico Campanati  in una scena di Shakespeare by night - Uno spettacolo nel bosco

Restando nello stile ora gotico, ora anticheggiante, ora vagamente cyberpunk, tipico delle sue riletture dei classici, la regia di Emanuele Conte confeziona uno spettacolo capace di immergere lo spettatore all’interno di un meccanismo di finzione alternata, permettendogli di tanto in tanto di distaccarsene, per poi meravigliosamente tornarvi.


Elementi di pregio: la pratica di un teatro che ha di nuovo l’intenzione di incantare lo spettatore.


Limiti: Usciti dal teatrino, emergono elementi di arredo urbano che, lungi dal distaccare piacevolmente lo spettatore dall’atmosfera illusionista creata dal giovane Puck, ve lo strappano via con violenza: le municipalissime transenne.


Shakespeare by night - Uno spettacolo nel bosco

Visto a Villa Duchessa di Galliera (Genova), il 9 luglio 2022.

(Foto di Donato Aquaro)

di Emanuele Conte da William Shakespeare collaborazione ai testi Amedeo Romeo

Costumi di Daniela De Blasio Luci Matteo Selis e Andrea Torazza Assistente alla regia Alessio Aronne

Con Alessandro Bergallo, Enrico Campanati, Pietro Fabbri, Susanna Gozzetti, Edda Marrone, Gianni Masella, Sarah Pesca, Roberto Serpi, Graziano Sirressi, Mariella Speranza, Marco Taddei, Matteo Traverso direttore di scena Roberto D’Aversa attrezzista Renza Tarantino fonico Massimo Calcagno macchinisti Fabrizio Camba, Giovanni Coppola, Kyriacos Christou, Amerigo Musi elettricisti Davide Bellavia assistente ai costumi Viviana Bartolini sartoria Rocio Orihuela, Lorenzo Rostagno (stage) stage attrezzeria Mara Giordo e Ilaria Romano Produzione Fondazione Luzzati – Teatro della Tosse

oca, oche, critica teatrale