• Claudia Burzoni

Una eredità senza testamento | La storia di Laura

Alcune sono ambientate nell’Antico Egitto, altre in Grecia o a Roma. Di alcune sono rimasti solo frammenti, di altre interi volumi pensati per essere letti addirittura “per un anno”. Tante raccontano di guerre durate cent’anni, poche di periodi di prosperità e rinascita. Le più incredibili parlano di come, da un elemento infinitamente piccolo, si generi il cosmo, per non parlare di quelle quasi indecifrabili che si possono scrivere solo con i numeri.

Le migliaia di storie di cui il mondo dispone vengono, per la maggior parte, raccontate nelle scuole, ogni giorno; storie di uomini e di donne che hanno avuto l’ardire e l’ardore di cambiare drasticamente il corso degli eventi.


Ed è proprio in una scuola, precisamente in un’aula – ricostruita nello Spazio Minimo del Teatro Due di Parma- che Laura Cleri ci riporta la testimonianza di Laura Seghettini, ex partigiana pontremolese, venuta a mancare nel luglio del 2017, che nel 1944 ha preso parte ad un pezzo di Storia fatto di luci e molte ombre, della spensieratezza tipica della gioventù e della paura di morire da un momento all’altro:

«Da molto tempo ero alla ricerca di una storia da raccontare e, nella scelta, è stato fondamentale aver conosciuto Laura Seghettini. Pur avendola frequentata in poche occasioni, l’ho pensata ogni giorno per molti mesi, chiedendomi come avrei potuto raccontarla attraverso il teatro. Il racconto di quell’anno trascorso sui monti mi è sembrato, nella sua imprevedibile quotidianità e concretezza, straordinario, privo di retorica, disarmante…»

Una eredità senza testamento_ph Stefano Vaja
Foto: Stefano Vaja

Lo spettacolo, ripreso nel centenario dalla nascita di Laura Seghettini, è tratto dalla sua autobiografia, Al vento del Nord. Una donna nella lotta di Liberazione (ed. Carocci).


Laura Cleri, attrice e autrice di Un’eredità senza testamento, decide di “dividersi” in narratrice eterodiegetica – una maestra che racconta ai propri scolari le vicende attorno alla Seghettini, – e in narratrice omodiegetica, impersonando la protagonista stessa, trasmettendone la personalità estremamente forte e decisa, segnata però dai tanti dolori patiti.

Appartenente alla Dodicesima Brigata Garibaldi, Laura Seghettini racconta di come, ad appena vent’anni, la sua vita abbia preso una piega del tutto inaspettata, che l’ha portata a fuggire dal proprio paese d’origine e dalla propria famiglia e a rifugiarsi sui monti dell’Appenino Tosco-Emiliano; a incontrare il suo grande amore, il comandante Facio, per poi vederlo processato da chi gli ha voltato le spalle, condannandolo a morire ingiustamente; fino a divenire una delle pochissime donne commissario, che sfila con fierezza nel centro di Parma il giorno della Liberazione, tra gli applausi e le grida di gioia di un popolo finalmente in pace.


Molto apprezzata, almeno dalla sottoscritta, la scelta di riportare un racconto autobiografico senza troppi fronzoli o con forzature di stampo politico o ideologico, nelle quali è facile incappare nella trattazione di argomenti così delicati e, talvolta, poco conosciuti. In questo caso, viene messa in luce la persona in quanto tale e non attraverso l’etichettatura di partigiano, nazista, alleato o fascista perché, se c’è davvero una cosa che la storia ci insegna, è che non è mai tutto o bianco o nero, buono o cattivo, giusto o sbagliato, ma esiste una vastissima gamma di grigi che, forse per comodità o autoconvincimento, si tende a non considerare. Si è trattato di un’onestà intellettuale, soprattutto da parte dei veri e reali protagonisti, ma inevitabilmente anche dell’autrice, che difficilmente si riscontra in questo ambito


L’ambientazione volutamente “ristretta” – ricavata dall’allestimento della finta aula scolastica – fa in modo che il pubblico si senta totalmente coinvolto, portato a un ascolto naturale, lo stesso che scaturisce dal dialogo con una persona cara o con il proprio insegnante, perché il “gioco” di Laura Cleri è proprio questo: interpretando una maestra, pone il pubblico nella condizione di alunno, che deve ascoltare la lezione per non ritrovarsi impreparato, tant’è che, in alcuni momenti, il pubblico è stato esplicitamente interrogato riguardo a date, nomi e luoghi. Nel momento in cui, invece, Laura Cleri è Laura Seghettini, si è portati a empatizzare con lei, con i suoi scorci di vita e con le persone che ritrae, come capita quando si parla con un amico: la preparazione, in tempo reale, di un caffè per tutto il pubblico presente ha accresciuto questo sentirsi “a casa” di una persona cara, al suo tavolo, condividendo quello che è il simbolo tipicamente italiano di convivialità, il cui aroma esalta ogni punto e ogni virgola del racconto.


Una eredità senza testamento_ph Stefano Vaja
Foto: Stefano Vaja


Elementi di pregio: la messa in scena, la drammaturgia, la recitazione consentono allo spettatore di tornare a casa con un qualcosa in più nel proprio bagaglio, sia a livello teatrale sia culturale.

Limiti: la situazione pandemica. Che lo si voglia o no, ci si deve fare i conti, soprattutto durante uno spettacolo in cui è previsto che si beva realmente un caffè tutti insieme, per suggellare definitivamente il patto tra attore e pubblico. A causa della situazione in cui ci troviamo, però, ci viene chiesto di sigillare la tazzina e di berlo una volta fuori dal teatro, spezzando un filo che, fino a quel momento, si era magicamente creato.




Una eredità senza testamento

visto al Teatro Due di Parma il 14 aprile 2022


liberamente tratto da Al vento del Nord. Una donna nella lotta per la Liberazione

di Laura Seghettini


di e con Laura Cleri

musiche Fabio Biondi

luci Luca Bronzo

consulenza storica Brunella Manotti


produzione Fondazione Teatro Due

in collaborazione con Istituto Storico della Resistenza e dell’età contemporanea di Parma


realizzato con il sostegno di Provincia di Massa Carrara, Comune di Pontremoli


fotografie Stefano Vaja


oca, oche, critica teatrale