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Biennale Danza 2026 | Il dono del mutamento

  • Enrico Pastore
  • 15 minuti fa
  • Tempo di lettura: 5 min
Drip Tekhne di Adam Linder
Drip Tekhne di Adam Linder. Foto di Andrea Avezzù.

Il tempo è un concetto relativo. Si percepisce in maniera diversa a seconda delle circostanze e della compagnia. Luciano De Crescenzo ci ha costruito una spassosa commedia dal titolo paradossale: 32 Dicembre. Eppure, non esistendo, ci ossessiona. Lo osserviamo cancellare tracce, memoria, incidere e segnare i corpi, le case, i paesaggi. Agisce senza essere né avere sostanza. Più che il tempo forse osserviamo il cambiamento, unica regola ricorrente nella vita.


Time does not exist è il titolo di questa Ventesima edizione di Biennale Danza, sempre diretta da Wayne McGregor. Il coreografo inglese si è fatto ispirare dalle teorie della fisica quantistica e dall'universo relazionale.

Nella danza il tempo traccia lo spostamento dei corpi nello spazio, la transizione tra lo stato di quiete a quello di movimento e viceversa; esplora i ritmi, i battiti, le frequenze, le pulsazioni, le simultaneità. Le coreografie con gli anni evolvono, si trasformano, si adattano alle nuove fisicità dei corpi. Il dio della danza non è forse Shiva, il creatore e distruttore di mondi?


Il mutamento insomma è il vero protagonista, e se così è perché non usare l’I-Ching per interpretare le immagini viste sui palchi di questa Biennale? La saggezza del libro dei mutamenti racconta che ogni stato non è solido o statuario ma è già in transizione, e che ogni momento ha in sé una o più domande a cui rispondere. Ogni coreografia vista non è solo una variazione, non è bella o brutta, ma è un momento che porta con sé delle questioni su cui siamo chiamati a riflettere.


I-Ching, il libro dei mutamenti

Mescoliamo i bastoncini di achillea.



A slow and easy day in Venice di Amine Mazoud.


Esagramma 12 | La stagnazione

Esagramma 4 | L'inesperienza


Soglie sottili e insidiose albergano nella stasi. Stare fermi, sdraiati a terra, senza far nulla. Un'azione comune, semplice, reiterata, come allacciarsi le scarpe. Annoiarsi. I volti sono cancellati dai caschi neri, i corpi nascosti dalle giacche di pelle nera. Solo alla fine si liberano. Si mostrano. Magliette nere mostrano parole, per lo più preposizioni. Non formano un significato, né un messaggio. È una rinuncia. O una rivolta. Per questo un secondo esagramma: acqua che sgorga ai piedi di una montagna. L'immagine della nebbia. Non sono io che cerco il giovane inesperto. Essere bloccati porta rammarico. Solo se è inesperienza infantile: sublime riuscita.

Il grande se ne va, il piccolo viene.

Il nobile si ritira nel suo valore interiore per sfuggire alle difficoltà.

Se tutto è bloccato, e il mondo per i giovani appare bloccato, l'azione è dannosa. Non fare nulla è presa di posizione politica.



State of Darkness di Molissa Fenley.


Esagramma 14 | Il possesso grande


State of Darkness è danzato dalla splendida Cassandra Trenary. Un pezzo di storia della danza postmoderna nato nel 1988. Può un solo corpo tenere testa a un'intera orchestra? Può confrontarsi con la Sagra della primavera di Stravinskij? Il classico può fondersi con le spigolosità ritmiche del postmoderno?

L'esagramma rappresenta la pienezza, il momento in cui il sole è alto nel cielo. Sotto la potente luce del giorno niente è vuoto o superfluo. La forza del corpo duetta con le possenti masse orchestrali, il peso lotta con la gravità e produce la grazia. Sublime riuscita. Il nobile con il suo agire obbedisce alla benigna volontà del cielo.

Questa bellezza è vincolata. Se sei piccolo e fragile all'interno, tutta la grazia sparisce. Se sei saldo, la distribuisci e cresce e si diffonde. La chiarezza è legata indissolubilmente al concetto di responsabilità. La bellezza deve essere piena per procurare effetti in chi la osserva. Se è solo superficie, svanisce con il primo fiato di vento. La sua verità è benevola e dignitosa. Sublime riuscita.



Bardo di/con Molissa Fenley.


Esagramma 52 | La meditazione


Il trigramma della montagna raddoppia producendo uno stato di calma incrollabile. La mente è immobile, è il corpo a muoversi. Bardo è il viaggio dell'anima dalla fine di questa vita alla rinascita nella prossima. È dedicato a Keith Haring.

Tenere fermo il dorso, così che egli non avverta più il suo corpo. Va nel suo cortile e non vede le sue genti. Nessuna distrazione. Movimenti netti, il braccio spazza l'aria, il piede avanza, il bacino sposta il baricentro. Il corpo esegue inflessibile ogni movimento nel perfetto controllo. Nitore assoluto. Le vibrazioni dei mantra scuotono l'aria e toccano nel profondo, ma Molissa avanza producendo figure, quelle create da Keith nei suoi quadri, inesorabilmente le conduce verso un nuovo stato della coscienza. Il nobile con il suo pensiero non va oltre la sua situazione.



Drip Tekhne di Adam Linder.


Esagramma 22 | L'avvenenza

Esagramma 28 | La preponderanza del grande


La sentenza ha bisogno di chiarimenti. Bisogna interrogare l'oracolo due volte. Il primo esagramma è il fuoco ai piedi della montagna. La luce illumina la superficie; la bellezza appare, ma non coincide con la verità. È un semplice ornamento. Favorevole è intraprendere qualcosa di piccolo. Eppure ciò che vediamo è tutt'altro che minimo, ma una storia dell'evoluzione. Corpi che strisciano su una pedana come batteri in una piastra di Petri. Amebe, meduse tentacolari, organismi marini senza alcuna frattura si elevano dal piano orizzontale alla pura verticalità. Il viaggio è così lineare...

Ecco quindi il secondo esagramma: quattro linee intere tra due spezzate. L'immagine di una trave compromessa, tarlata. Solo l'apparenza è solida. Se dentro cede, la grazia collassa. La trave maestra si piega. Sciagura.



What is war di Wen Hui e Eiko Otake.


Esagramma 18 | L'emendamento delle cose guaste


Il vento soffia ai piedi della montagna ed è bloccato. L'esagramma ricorda un vaso pieno di vermi. What is war riporta l'aria fresca, emenda le cose guaste, lavorando tre giorni prima del punto di partenza, tre giorni dopo il punto di partenza. Il marcire è un processo che parte da lontano e per impedire che torni occorre vigilare: tollerare ciò che è guastato porta umiliazione.

La guerra lascia tracce nei corpi, persino in chi non l' ha vissuta. Le due danzatrici mettono in comune la propria memoria familiare reincarnando i ricordi nel movimento dei corpi. È una vera danza delle ombre, perché dietro ogni gesto sfarfallano mille vite: un padre che si è finto malato per non uccidere, una madre morta davanti alla figlia per lo scoppio di una bomba, un'altra madre testimone del grande bombardamento di Tokyo che fece centomila morti in poche ore, gli stupri infiniti dell'esercito giapponese sulle confort women. Due corpi nudi e fragili danzano sul palco abitato da una striscia di terra nera, camminano una verso l'altra, semplicemente. Sulle pareti le foto dei morti e i filmati dei morti. Non possiamo che commuoverci di fronte a tanta poetica povertà. L'aria torna a circolare. Il nobile scuote la gente e ne rafforza lo spirito.


What is war di Wen Hui e Eiko Otake
What is war di Wen Hui e Eiko Otake. Foto di Jingqiu Guan.

Se il tempo non esiste, il mutamento non si arresta mai.

Ciò che abbiamo osservato non esiste più.


Ecce scenae.

La maggior parte di voi non potrà nemmeno vederlo mai.

L'arte non è oggetto. È processo e relazione.

Noi guardiamo, e cambiamo con lei.


Il festival è finito.

Wayne McGregor resta per altri due anni.


Simone Forti se n'è andata lasciando un vuoto nella danza.



Visti a Venezia il 29,30 e 31 luglio 2026 (Biennale Danza)


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Illustrazioni a cura di Michela Fabbri | Illustrini

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