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Sarah Pesca | Risposte dalla quarantena

Sarah Pesca, artista avellinese diplomata alla Scuola di recitazione dello Stabile di Genova, risponde alle nostre domande.

Data: 01/05/2020





1) Da un punto di vista umano, cosa ha significato per te la chiusura dei teatri? Come stai vivendo questo periodo di serrata a livello personale?


Io non stavo lavorando in teatro in quel momento, avevo appena finito, ma ho sentito e sento la mancanza di poter andare a vederlo. Anzi, ho scoperto quanto mi manca andare a vederlo, ho scoperto quanto mi manca il teatro quello bello. Un po' come altre cose che scopri importanti quando non ce le hai. Cerco spettacoli su internet... e quando non ne posso più scrivo o faccio piccoli video.


2) Sapresti quantificare - in termini economici o con altri parametri oggettivi - la perdita subita (da te personalmente e/o dal gruppo in cui lavori) da quando è iniziata questa chiusura?


Se parliamo della categoria, la perdita non è quantificabile. Non si tratta della stagione interrotta, si tratta di un limbo nel quale nessuno di noi sa quando e come poter ricominciare a lavorare. Io personalmente non stavo lavorando in teatro, avevo dei corsi di recitazione che ho sospeso per un mese, ma poi in parte sono riuscita a riprenderli via skype trasformandoli. Io ho perso quel mese di lavoro e una percentuale dei miei allievi, una collaborazione che avevo cominciato con il Quokka, poi avevo un provino che è rimasto in sospeso, ci sono i lavori estivi che chissà se e come si potranno fare... e poi ci sono i teatri come strutture che non possono riaprire fino a chissà quando, forse gennaio.

E chissà come la gente reagirà, se non avranno paura di entrarci a teatro... Poi penso alla crisi economica che ci aspetta, ai tagli che verranno in un sistema che è già sfinito, agli spettacoli che dovranno costar meno e si taglierà sul numero degli attori: no, il danno non è quantificabile perché è in divenire. Tanti di noi penso che cambieranno lavoro.


3) Qual è concretamente la situazione attuale? Cosa si sta muovendo, quali sono le prospettive?


Sono nati molti gruppi di attori, su facebook e altrove. Si ragiona su tante cose. In sostanza le richieste più diffuse sono queste:


- ripensamento del criterio delle 30 giornate per assegnazione del bonus da 600 euro (è un criterio che non corrisponde alla realtà del lavoro);


- partecipazione ai tavoli di studio per la ripartenza dei teatri (ne va della nostra salute, ci pare il minimo)


- riconoscimento della categoria e un ripensamento del sistema teatro che non funziona, ad esempio sul modello francese.


E' la prima volta che accade una cosa del genere, spero che porti a qualcosa. Per il resto io penso che questo momento sia anche una possibilità di riflessione e di sperimentazione di altre modalità espressive.


4) Come pensi che le istituzioni (Stato, Regione, Comune) dovrebbero agire in questa fase?


Prima di tutto ci vuole un coinvolgimento della categoria nelle decisioni. E' scandaloso non essere interpellati. Come se avessero riaperto le imprese senza confrontarsi col sindacato!

Ci vuole un sostegno per tutti i lavoratori dello spettacolo, attori, tecnici, ballerini... tutti i lavoratori intermittenti nei fatti anche se non riconosciuti come tali.

Questa situazione ha messo in luce tutte le criticità del nostro settore. E' necessario che adesso si ripensi il settore alla luce di questo, si dia il giusto nome alle cose e si agisca di conseguenza. Siamo lavoratori intermittenti. Dobbiamo essere trattati e tutelati come tali.

Per quanto riguarda lo streaming io non sono contraria a prescindere, anzi. Basta che non lo chiamino "teatro". Penso però che potrebbe interessare solo gli addetti ai lavori sinceramente... cioè forse un po' come sempre.


oca, oche, critica teatrale

Illustrazioni a cura di Michela Fabbri | Illustrini

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