• Matteo Valentini

Tutto brucia | I postumi di una storia

Una terra in rovina occupa il palcoscenico del Lavatoio al nostro ingresso. È il mondo alla fine del mondo. Carcasse indistinte di uomini, animali o mostri emergono dalla cenere e vengono illuminati da tubi di neon viola eretti o abbandonati per terra; un suono basso, antico, elettrificato si diffonde nella sala. L’universo immediatamente evocato in Tutto brucia, spettacolo prodotto da Motus a partire dalle Troiane di Euripide – con consistenti innesti da testi di Judith Butler, Donna Haraway, Jean-Paul Sartre, tra gli altri – è quello delle saghe post-apocalittiche che hanno affollato il nostro immaginario, da Ken il guerriero a La strada di Cormac McCarthy.


Motus ©Claudia Borgia
Foto di ©Claudia Borgia

La prima ad attraversare questa scena desertica è Francesca Morello (in arte R.Y.F.), la cui figura incappucciata ricorda quella di un druido cyberpunk o di un cantore della fine dei tempi. Il ritmo marcato e i testi cupi delle canzoni con cui accompagna l’intero spettacolo alimentano la disperazione che ammorba l’atmosfera in sala. Un effetto ottenuto anche dal tono monocorde con cui Silvia Calderoni, principalmente nel ruolo di Ecuba, descrive la distruzione attorno a sé, la deportazione dei suoi sudditi, il futuro suo e delle sue figlie. Senza soluzione di continuità, la performer apre anche alle odissee degli esuli e dei migranti contemporanei: «Porto il lutto per i figli morti in guerra. Per le donne fatte schiave. Per la libertà perduta. Oh amate creature, tornate, venite, venite a prenderci! Piango per Edith, per Saira, Rosa, Mariana, Alejandra, per Rosario, Dora, Conception. Piango per Ayse, Ibrahim, Halil, Alfa Oumar, per Becky, Ganet, Samira, Janet, Fadwua, Fahezeh, Samia. Per Joseph, per Kaled… Piango per N.N., N.N., N.N.». Nei momenti di acme del suo lamento, Calderoni interrompe il flusso delle parole per emettere gemiti, guaiti e ululati che, opportunamente amplificati e distorti, la proiettano in una dimensione bestiale, ma contemporaneamente capace di restituire la primordiale umanità del dolore, della rabbia, della paura.

Nonostante dalla narrazione emergano le linee essenziali della storia tradizionale (la distruzione di Troia da parte degli Achei, l’uccisione dei suoi difensori, la disperazione delle sue donne ridotte in schiavitù) la guerra che ha travolto la città è privata di qualsiasi preciso riferimento: non viene proiettata nel mito attraverso le vesti scultoree e le pose ieratiche di cui si serve, per esempio, la compagnia Mitipretese con Troiane. Frammenti di una tragedia (2013); ma nemmeno viene connessa alla simbologia contemporanea, come fa Marco Bernardi, che la ambienta in una prigione irachena durante l’occupazione statunitense (2012). Tutto brucia non si inserisce in una storia, o nella Storia, ma dopo, nei suoi postumi. Al centro dello spettacolo sta la condizione dell’oppresso, slegato da qualsiasi contingenza geografica o politica, o appartenente a tutte.


Stefania Tansini in una foto di ©Claudia Borgia
Foto di ©Claudia Borgia

Talvolta il lamento ripetutamente espresso dalla drammaturgia e dall’accompagnamento musicale risulta ridondante e costruisce sulla scena un impasto monotono in cui è difficile districarsi. Ma proprio grazie a questa uniformità, spiccano momenti di potenza straordinaria, soprattutto quelli affidati esclusivamente al corpo e alla sua relazione con gli oggetti di scena. Particolarmente emozionante è l’interpretazione di Cassandra da parte di Stefania Tansini, che ricrea sulla scena il tragico e furioso delirio mistico della profetessa attraverso un movimento spastico, in cui ogni moto gestuale è seguito dal suo contrario, ogni avanzamento da un arretramento, in un procedere pendolare impazzito. Le figure create da Tansini attraverso la manipolazione di due neon arancioni, a simulare l’incendio del campo in cui sono imprigionate le Troiane, sono tra le più suggestive dello spettacolo e confermano la capacità dei registi Daniela Nicolò ed Enrico Casagrande – che si sono serviti del suggestivo disegno luci di Simona Gallo – di generare immagini in grado di restare incastonate per lungo tempo nella memoria dello spettatore.

Elementi di pregio: la capacità immaginifica di Motus e la straordinaria potenza performativa di Silvia Calderoni e Stefania Tansini.

Limiti: il tono e il contenuto monotono, e a tratti didascalico, di alcuni passaggi drammaturgici e musicali.


Silvia Calderoni in una foto di ©Vladimir Bertozzi
Foto di ©Vladimir Bertozzi

Tutto brucia

Visto a Santarcangelo festival, il 14 Luglio 2022

ideazione e regia Daniela Nicolò e Enrico Casagrande

con Silvia Calderoni, Stefania Tansini e R.Y.F. (Francesca Morello) alle canzoni e musiche live

testi delle lyrics Ilenia Caleo e R.Y.F. (Francesca Morello)

ricerca drammaturgica Ilenia Caleo

cura dei testi e sottotitoli Daniela Nicolò

traduzioni Marta Lovato

disegno luci Simona Gallo

direzione tecnica e luci Simona Gallo e Theo Longuemare

ambienti sonori Demetrio Cecchitelli

design del suono live Enrico Casagrande

fonica Martina Ciavatta

assistenza tecnica Francesco Zanuccoli

props e sculture sceniche _vvxxii

video e grafica Vladimir Bertozzi produzione Elisa Bartolucci con Francesca Raimondi

organizzazione e logistica Shaila Chenet

promozione e comunicazione Marta Lovato con Francesca Lombardi

ufficio stampa comunicattive.it

distribuzione internazionale Lisa Gilardino

una produzione Motus e Teatro di Roma – Teatro Nazionale con Kunstencentrum VIERNULVIER (BE)

progetto di residenza condiviso da L’arboreto – Teatro Dimora | La Corte Ospitale ::: Centro di Residenza Emilia-Romagna e Santarcangelo dei Teatri

in collaborazione con AMAT e Comune di Fabriano nell’ambito di “MarcheinVita. Lo spettacolo dal vivo per la rinascita dal sisma” progetto di Mibact e Regione Marche coordinato da Consorzio Marche Spettacolo

con il sostegno di MiC, Regione Emilia-Romagna

si ringraziano HĒI black fashion, Gruppo IVAS


oca, oche, critica teatrale