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Par d’autres voix | Un corredo di pezze di lino e centrini ricamati

  • Francesca Oddone
  • 2 ore fa
  • Tempo di lettura: 5 min

Par d’autres voix è un assolo performativo di Ambra Senatore, coreografa, danzatrice e ricercatrice italiana; dal 2016 al 2025 è stata direttrice del Centre Chorégraphique National de Nantes (CCN). L’artista accoglie il pubblico all’entrata della sala Le Studio, alla Maison de la Danse di Lione, invitandolo a prendere posto in questo spazio danza intimo e versatile, a volte utilizzato come sala prove e, in generale, adatto a valorizzare creazioni in solo, duo o pezzi brevi e sperimentali.


Ambra Senatore, in jeans, maglioncino, scarpe décolleté flat e microfono ad archetto, si distingue per una presenza scenica intensa nella sua naturalezza. Le luci sono accese in sala e il pubblico capta delle voci dietro le quinte. L’esordio della pièce coincide con la frase: «Il est interdit de partir ». L’artista comunica che tutte le uscite sono chiuse dall’esterno e che il pubblico non potrà lasciare la sala. Rapidi interrogativi pungenti si affollano nella mente del fruitore, come schizzi di panico ed eccitazione: perché questo divieto? La frase, posta in contrasto con la delicatezza del corpo in scena, crea una tensione tra la rigidità di questa regola e l’interiorità, tra imposizione e disponibilità emotiva dello spettatore, funzionando come un minuscolo dispositivo drammaturgico: più che un divieto letterale, è un invito a rimanere presenti, a lasciarsi attraversare dalle voci e dalle memorie altrui che appariranno sulla scena nel corso della pièce. Attraverso questa provocazione preliminare, la coreografa salda il pubblico all’interno dell’esperienza, introducendo ai temi centrali della creazione: identità, memoria e relazione tra corpo e narrazione.


AmbraSenatore_Viola Berlanda
Foto di Viola Berlanda

La scena è spoglia. Il corpo di Ambra Senatore si muove ora a piedi nudi, all’interno di un paesaggio sonoro rarefatto. L’assolo richiede allo spettatore di attraversare una soglia concettuale: un tempo di esitazione, in cui lo sguardo cerca appigli, si interroga sull’assenza di altri interpreti e fatica ad abitare la solitudine del corpo in scena. In questa fase di sospensione, il pubblico è accompagnato all’interno della coreografia da alcuni stimoli sonori disparati: il rumore del respiro amplificato dal microfono, la voce quando l’artista canticchia, la vibrazione della lamina metallica di uno strumento, come lo scacciapensieri in lontananza. Lo sguardo della performer cerca la provenienza del suono. I movimenti sono essenziali, capaci di combinare precisione tecnica, fluidità, controllo del peso e sensibilità emotiva. Il corpo instaura un dialogo non lineare con le occupazioni di una donna che cuce, ricama, impartisce istruzioni, corre, gioca, scappa, culla un bambino tra le braccia, dorme. Dialoga con qualcuno al di fuori di sé, oppure con le diverse età di se stessa. La danza contemporanea di Ambra Senatore incarna la gestualità quotidiana, tramutando le interazioni tra corpo, spazio e oggetti banali in micro-tensioni, cariche di significato. L’integrazione di voce e narrazione contribuisce infine a trasformare il corpo in veicolo di storie e memorie. Quando le luci si abbassano, l’artista avvia infine una conversazione diretta con il compositore Jonathan Kingsley Seilman: l'azione corporea interagisce adesso con una partitura sonora live, intrecciando gesti e discorsi all’interno di una trama animata da molteplici sorgenti.


AmbraSenatore_ViolaBerlanda
Foto di Viola Berlanda

Nella forma del solo, specifica delle sue prime creazioni (Passo, 2006; Merce, 2009, A Posto, 2012, Scena madre, 2013), Ambra Senatore esplora lo sradicamento e i legami profondi tra memoria, luoghi e incontri, dando corpo a ricordi, narrazioni omesse o taciute. 

Par d’autres voix è una pièce che potrebbe essere definita antispettacolare e realista, per diverse ragioni. Innanzitutto, propone una verità sensibile e corporea, fondata su esperienze autentiche. In secondo luogo, il corpo viene mostrato nella sua fisicità e fragilità, nei tremori e nelle imperfezioni, senza costumi né trucco, mentre la parola spontanea e i gesti ordinari divengono materiale scenico. La figura solitaria della coreografa rappresenta una superficie sensibile e porosa, attraversata dalle tracce di altre e altri. E anche il palcoscenico si configura come un ambiente permeabile, dove danza, parola e composizione sonora si fondono con la presenza ravvicinata del pubblico, consentendo una condivisione sottile e discreta sul tema dell’identità – sia essa intesa come eredità, o come costruzione plurale, fragile ed evolutiva. 

Infine, la presenza di oggetti semplici e riconoscibili — che l’interprete estrae, nel finale della pièce, da una sacca posta a bordo scena — concretizza nello spazio scenico la presenza di un materiale quotidiano e della memoria: i gomitoli di lana, le arance, la farina di polenta, le pezze di lino bianco e i centrini ricamati, ritrovati nel corredo della nonna. Senza tralasciare l’ispirazione documentaria e sociologica, che Ambra Senatore, artista torinese di nascita, condivide con noi dopo lo spettacolo, e che rinvia alle opere di Nuto Revelli, scrittore e storico legato alla memoria del mondo contadino piemontese (Il mondo dei vinti, 1977 e L’anello forte, 1985).


Francesca Oddone_AmbraSenatore
Foto di Francesca Oddone

Attraverso i racconti evocati, nell’intensità espressiva del corpo e del viso, emerge una riflessione insieme poetica e politica: affiorano riferimenti all’educazione femminile, ai privilegi, alla libertà delle donne. Alcune frasi, pronunciate rapidamente in italiano — per chi può comprenderle — risuonano come frammenti di improvvisa violenza: «La bambina non deve più saltare, né mostrare le gambe, è una donna adesso». Per il pubblico straniero che fruisce dell’opera di Ambra Senatore in Francia, così come per gli italiani espatriati presenti alla Maison de la Danse di Lione, il movente intimo di questa creazione resta pienamente percepibile e culmina in una nostalgia del Paese d’origine, evocata dai manufatti e dalla lingua italiana che, a tratti, infiltra il flusso della rappresentazione. Al contempo, si delinea un richiamo alla condizione delle donne quanto mai attuale e trasversale, che reclama visibilità e sostegno. L’identità si configura allora come una tessitura mobile, costruita nella sensibilità, nell’incontro e nella memoria condivisa.


Elementi di pregio: La presenza scenica, armonica e integrale di corpo e voce, instaura una narrazione intima e diretta, capace di sprigionare un grande calore, accresciuto dalla distribuzione nello spazio scenico di oggetti appartenenti alla sfera personale e familiare.


Limiti: Il tempo di assestamento percettivo e cognitivo, necessario nella fruizione di un assolo, costringe lo spettatore a ricalibrare le proprie aspettative: abituato a una pluralità di corpi, a una drammaturgia condivisa o a un supporto musicale, si confronta con una presenza unica, esposta, vulnerabile, un’offerta non mediata. Questo tempo scomodo, dunque, modesto generatore di disagio o di perplessità, si configura come un margine di resistenza nella fruizione, entro cui lo sguardo è chiamato a sostare prima che la relazione con la scena possa prendere forma.


Visto alla Maison de la Danse di Lione, 28 novembre 2025


Par d’autres voix | Creazione 2024 • assoloCoreografia, interpretazione, testi, voci: Ambra Senatore | Musica originale: Jonathan Kingsley Seilman | Musiche aggiuntive: Tomaga, Rita Iannotta | Suono e manipolazione dal vivo in dialogo con Ambra Senatore: Jonathan Kingsley Seilman o Solène Le Thiec | Luci: Fausto Bonvini | Crediti fotografici: Viola Berlanda


Par d’autres voix |  Produzione: CCN di Nantes Coproduzione: Théâtre de Suresnes Jean Vilar; L’Espace Michel Simon — Noisy-le-Grand.Con il sostegno di: CN D, Centre National de la Danse — Pantin; La Briqueterie-CDCN du Val-de-Marne; Théâtre Jacques Carat — Cachan; Le Carreau du Temple — Parigi; Théâtre du Garde-Chasse — Les Lilas; Théâtre Francine Vasse — Les Laboratoires Vivants — Nantes; Conservatoire de Bagneux; Angers Nantes Opéra — Nantes; SACD / Maison des Auteurs — Parigi.


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Illustrazioni a cura di Michela Fabbri | Illustrini

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