• Marco Gandolfi

Carmina Burana | La danza dello yin yang


«O Fortuna,

velut Luna

statu variabilis,

semper crescis

aut decrescis»

(Incipit di O Fortuna)

Nelle intenzioni del compositore Carl Orff, i suoi Carmina Burana dovevano fin dall'origine presentarsi come un insieme di musica, danza ed effetti visivi. Negli anni che seguirono alla pubblicazione, però, il successo della cantata oscurò completamente questa ambiziosa visione riducendo essenzialmente la composizione alle sole esecuzioni musicali. Questo destino di oblio e successo al tempo stesso è ironicamente suggellato dalla scelta frequente di far coincidere il pezzo che simmetricamente la apre e chiude - O Fortuna - e l'intera composizione. Questa sineddoche è sicuramente ingiusta nei confronti della varietà e della complessità dell'opera, ma ha anche il pregio di evidenziarne, molto succintamente almeno, uno dei temi portanti: la mutabilità e imponderabilità della vita, il suo oscillare senza soluzione di continuità tra opposti e la sempre rinascente capacità generativa.

L'adattamento che Ballet Pécs - la compagnia di danza moderna ungherese più importante, fondata nel 1960 - compie dell'opera di Orff intende andare nella direzione più autentica immaginata dal compositore: il balletto non solo è ricco di elementi narrativi che traducono in scena lo spirito del materiale originario - una collezione di poemi medievali a partire dai quali venne composta la musica -, ma anche di una ricca scenografia. Neppure la musica viene risparmiata in questa rilettura profonda: il mix di techno ed elettronica attraverso cui viene trasformata l'opera è pensato per accordarsi con le visioni tra l'oscuro steam punk e il maledettismo goth con cui è rappresentata l'umanità schiava delle macchine della nostra contemporaneità.

Accanto a questo gruppo di ballerini - che per la maggior parte del tempo occupano la parte rialzata del palco - troviamo una umanità più semplice, vestita letteralmente di stracci e sofferente, ma capace ancora di ridere di piccole cose (si veda la coreografia del bucato in cui sei ballerine si divertono a canzonarsi mentre lavano i panni).

Questi due gruppi si alternano in scena per far evolvere una narrazione leggibile e coerente con l'impostazione musicale: se pare azzardato estrapolare la rappresentazione di un conflitto di classe, si può più semplicemente leggervi uno scontro di istanze tra un approccio meramente materialista e violento contro uno più umano e leggero; questa indicazione di massima può servire al più come bussola nella navigazione dell'opera, che è sempre data come immediata alla lettura, merito specialmente di una drammaturgia priva di eccessi intellettualoidi e che lascia quindi la parola alla danza.

Senza rivelare troppo del conflitto che si sviluppa tra i gruppi, basterà dire che il culmine emotivo della messinscena è costituito dalla violenza (e la successiva maternità) perpetrata dallo Straniero (Péter Koncz) ai danni della Madre (Katalin Ujvári). La scena della violenza è di grande potere evocativo, avviene al culmine di crescendo in cui partecipano entrambi i gruppi di danzatori, per poi lasciare il posto ai due protagonisti. I corpi dei ballerini esprimono al meglio la tensione insopportabile del momento mentre un lugubre accompagnamento segna l'atmosfera da marcia funebre.

Ma proprio nello spirito di celebrazione della vita, anche nella sua componente più cupa e terribile, che caratterizza i Carmina Burana, troviamo un’inaspettata svolta proprio quando gli eventi sembrano tragicamente irrimediabili. In una sequenza che testimonia il sapiente uso delle luci e dei diversi teli mobili trasparenti che modificano la scena, la Madre dà alla luce un figlio chiamato Speranza (Dávid Matola). Il suo arrivo nel mondo si rivelerà decisivo, non solo per la gioia immediata dei suoi prossimi, ma soprattutto perché destinato a sciogliere i conflitti fondamentali su cui il dramma si basa.

La coreografia di Balázs Vincze ha nell'eclettismo la sua dote principale, riuscendo ad incarnare efficacemente non solo le modulazioni di sentimento che scuotono i singoli personaggi e i loro gruppi di appartenenza, ma accordandosi efficacemente alla musica riadattata per l'occasione. Nonostante alcune delle sequenze d'insieme non siano prive di sbavature, specialmente nella sincronicità di movimento e in particolare all'inizio della rappresentazione, quando la temperatura emotiva della vicenda si alza è difficile non rimanere ammirati anche dall'esecuzione tecnica della danza. In particolare si vuole citare la delicata e suggestiva rappresentazione dell'empatia di gruppo: quando la Madre, al culmine della disperazione, fa ritorno tra i suoi dopo la violenza, una corrente di dolore si trasmette tra i singoli ballerini attraverso il tocco; il moto scomposto, quasi epilettico mostra il propagarsi fisico del dolore attraverso la compassione.

Una menzione particolare va al semicerchio posto in fondo alla scenografia, funzionale in diversi momenti coreografici della rappresentazione. Allo stesso tempo, richiama la ruota del criceto che intrappola l'umanità costretta a ripetere all'infinito gesti meccanici e costituisce un efficace espediente per espandere le dimensioni del palcoscenico, specialmente durante la fuga e la cattura della scena della violenza.

La visione disincantata circa i drammi e le gioie della vita umana che parte dal materiale poetico medievale dei Carmina Burana e arriva fino a questa reinterpretazione contemporanea, ha un carattere che trascende le epoche e le stagioni. Aver applicato con successo questa formula con uno stile che oscilla tra la fantascienza e la contemporaneità ha il particolare pregio di mostrarcene la rilevanza. Così come ascoltare il mix a tinte techno del lavoro di Orff testimonia la presenza di un elemento senza tempo in entrambi gli approcci musicali.

Elementi di pregio: coerenza degli aspetti drammaturgici e coreografici con gli elementi visivi e musicali dello spettacolo.

Limiti: videoproiezioni non all'altezza del resto, la qualità sonora della registrazione non è esente da pecche.

Ballet Pécs: Carmina Burana

Visto al Müpa di Budapest sabato 1 novembre 2019.

Stranger Péter Koncz

Mother Katalin Ujvári

Hope Dávid Matola

Girl Karin Iwata / Edina Frank

Ballerini: Liliána Bozsányi, Jana Luca Kis, Mónika Kócsy, Írisz Nagy, Nina Rónaki, Theodóra Szécsi, Csongor Balogh, Zsombor Erdélyi, Zsolt Molnár, José Blasco Pastor, Rayco Lecuona Suarez, Márton Szabó, Bence Szendrői, Máté Varga

Creators:

Music Carl Off

Dramaturg Balázs Vincze, Teodóra Uhrik

Set design Júlia Luca Erdős

Costumes Katalin Fekete

Assistant choreographer Zsuzsanna Kovács, Brigitta Vincze

Director-choreographer Balázs Vincze

Projection Virág Pázmány

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Illustrazioni a cura di Michela Fabbri | Illustrini

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