• Matteo Valentini

FuoriFormato, giorno due: il corpo racconta.


Rispetto al primo, il secondo appuntamento di Fuori Formato 2019 raccoglie esibizioni che non hanno nella forma o nel linguaggio il proprio centro, ma che sono connotate da una forte componente narrativa. I due lavori di Fabio Liberti, rispettivamente in chiusura e apertura di serata, emozionano per la loro appartenenza alla quotidianità.

La prima performance, Don’t Kiss, si svolge nei giardini immediatamente all’ingresso di Villa Bombrini: i grandi condomini color crema dall’altra parte della strada, con gli inquilini che ogni tanto fanno capolino da una finestra o da un balcone, costituiscono una scenografia perfetta per questa danza sull’amore e sulle sue conseguenze, sui legami che crea, sugli impedimenti, gli ostacoli e le incomprensioni che sottintende. I due ballerini, Jernek Bizjak e Fabio Liberti -autore della drammaturgia e della coreografia-, danzano con le bocche unite in un “bacio di ferro” e sintetizzano, così, il problema dell’avvertimento dell’Io in una coppia e della costruzione relazionale del soggetto.

Il secondo, Solo for real, sempre di Liberti ma con il solo Bizjak in scena, si svolge invece all’interno della villa, così come gli altri due spettacoli che completano la serata. Con movimenti spigolosi e singhiozzanti, vestito di un maglione natalizio della peggior specie, il performer mette in scena un dramma della solitudine carico di patetismo, quasi antitetico rispetto a Don’t kiss, con Benjamine Clementine che in sottofondo canta «I am lonely alone in a box of stone / They claim to love me but they’re all lying». Il racconto di questa agonizzante quotidianità è reso principalmente attraverso il suono: se all'inizio sono le parole pazienti di una donna a invitare Bizjak a calmarsi - forse si tratta di una sorella, della madre o della compagna, oppure di una terapeuta o di una cassetta di auto-aiuto - a guidarne i gesti ripetuti e rimodulati, presto si aggiungono altre voci, sempre più numerose, veloci e lontane. Come un ricordo opprimente, questa interferenza di suoni, vero inquinamento acustico, costringe l’interprete a bloccare l'azione, prima di iniziare da capo col forzato movimento degli arti.

Sono solo tuo padre inizia con Giovanni Gava Leonarduzzi steso sul pavimento di una stanza della villa: due microfoni da terra ne segnalano i movimenti e gli schianti, amplificandoli. Per come è sviluppata nei primi minuti, l’azione parrebbe di carattere essenzialmente formale e fisico, con il corpo dell’artista farsi strumento sonoro e muoversi, quasi fuori controllo, in un fluido modulo geometrico. La violenza segnalata nella breve nota di regia sembra stare tutta in questo movimento barbaro e contemporaneamente ordinato. Risulta così non chiara la scelta, da un certo momento in poi, di interrompere quasi del tutto il movimento, sostituendolo con espressioni facciali demoniache ed “espressioniste” che, se emotivamente efficaci, nella brevità dell’azione appaiono poco coerenti.

La messa in scena più di tutte legata a un impianto narrativo è Caino di Nicola Marrapodi, che riprende il racconto biblico in modo piuttosto lineare, connotandolo con tratti a volte molto suggestivi (gli iniziali movimenti scattosi, da insetto, inondati da una luce calda e primordiale). La progressione circolare della danza, a tappe ben delimitate ma collegate fra loro, evoca un’interessante dimensione di spettacolo liturgico medievale, che crea una più solida cornice concettuale ad alcune scelte di regia eccessivamente marcate, didascaliche e un poco ingenue (l’imprigionamento del performer in una “gabbia di luce”; la voce femminile che chiama «Caino!»).

Don’t kiss

coreografia, drammaturgia, costumi Fabio Liberti performer Jernej Bizjak, Fabio Liberti musica originale Per-Henrik Mäenpää coproduzione Compagnia Zavod 0.1/Institute 0.1

Solo for real

coreografia, drammaturgia, costumi di Fabio Liberti

performer Jernej Bizjak

musica originale Benjamin Clementine

coproduzione Compagnia Zavod 0.1/Institute 0.1

Sono solo tuo padre

di e con Giovanni Gava Leonarduzzi

musiche Paki Zennaro

disegno luci Stefano Mazzanti

coproduzione Giovanni Gava Leonarduzzi / Compagnia Bellanda

Caino

concept e regia Nicola Marrapodi

support Roberto Orlacchio, Sara Spallarossa

spettacolo realizzato con il sostegno di Teatro Akropolis - Progetto Maia, Officine Papage, Rete Danzacontempoligure

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oca, oche, critica teatrale

Illustrazioni a cura di Michela Fabbri | Illustrini

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