• Eva Olcese - Marta Cristofanini

Pasta e Lava | Impasto crudo


«Sono tutti esperimenti, gli spettacoli di questa edizione di Resistere e Creare» mi risponde Michela Lucenti quando le espongo i miei dubbi: Pasta e Lava, un po’ come Trieb, manca di una struttura narrativa forte ma, a differenza dello spettacolo della sera precedente, mette in scena un utilizzo dei corpi e delle maschere del tutto diverso.

Pasta e Lava appare al pubblico come una sperimentazione costante. Inizia come uno spettacolo fra prosa e mimo: una lunga entrata in scena di due vecchi moribondi che raccolgono vari tipi di pastasciutta da terra. Poi i due si spogliano dei cappotti e delle scarpe pesanti che li vestono, per personificare zolle di terra che si scrollano di dosso città come pezzi di pasta. Le palline di pasta sono le stesse da cui il duo belga My homeless lover plasma l'intero spettacolo, che prosegue fra scene di contact, citazioni da Café Müller della Bausch, salti circensi e un uso ironico e nuovo del concetto di maschera.

Impasto, scomposizione e reimpasto. Elemento fondante e punto di forza dello spettacolo, la pasta, è anche il suo più grande limite: soggetta a un’incessante trasformazione, non assume mai una forma propria. Così lo spettacolo: come in un lungo training, a tratti anche molto divertente, mostra le varie forme possibili di Eddie Oroyan e Jessica Eirado Enes, ma manca dell'atto creativo della scelta.

L’indecisione finisce per diventare preponderante marchio di fabbrica dell’intera “scomposta composizione”, collage un po’ squinternato di quadri diversissimi tra loro il cui unico, debole fil rouge sembra essere la pasta e gli intermezzi vulcanici che fanno vibrare i corpi e la colonna sonora. Lo spettacolo comincia a funzionare e a simpatizzare con una delle tante forme di cui è impastato solo verso metà rappresentazione: quella comico-grottesca, nel cui inizio, rintracciabile nel momento “à la Lecoq”, i protagonisti plasmano corpi e personaggi a seconda della deformazione assunta dalle maschere di pasta che, indossate, li trasfigurano. Lì il tutto assume un’aria cabarettistica che ben si sposa all’irriverenza e leggerezza degli interpreti: si divertono un mondo e noi con loro. Ma per un totale coinvolgimento dello spettatore l’ideale sarebbe stato scegliere una strada da seguire fino in fondo, avendo il coraggio di dare una forma a quella massa cruda, mettendola nel forno.

Elementi di pregio: la forma comico-grottesca che assume ad un certo punto lo spettacolo, l'uso nuovo della maschera, il dialogo costante, autentico fra i corpi degli interpreti.

Limiti: la varietà di quadri che genera confusione e viene letta come indecisione riguardo la scelta di uno stile narrativo. La metafora pasta/lava che rimane debole e investigata superficialmente.

Visto a La Claque, sala Agorà del Teatro della Tosse, il 25 Novembre

(Durata 50’)

di e con Eddie Oroyan & Jessica Eirado Enes (My Homeless Lover) Music/Sound design: Eddie Oroyan Foto di: Danny Willems

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Illustrazioni a cura di Michela Fabbri | Illustrini

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