

AU NOM DU CIEL | Il check-point del dolore
La scena è aperta, esposta nei propri meccanismi funzionali; diverse attrezzature tecniche pendono dal soffitto o restano visibili ai margini della scena: corde, carrucole, sistemi manuali di sollevamento. Un personaggio in costume color salmone fischietta suonando una piccola chitarra. Si muove, interagisce con il pubblico chiedendo alla sala: «Indovinate chi sono?». Le voci dalla platea dicono che si tratta di un uccello. Qualcuno che ha letto il programma di sala precisa:
Francesca Oddone
2 giorni faTempo di lettura: 5 min


Isole di luce e sparizioni in scena | Riflessioni intorno a Kohlhaas di Marco Baliani e Orlando con Anna Della Rosa
Sono isole di luce quelle pratiche teatrali che ancora resistono alla nevrosi dell’omologazione ministeriale, perché ancora provano ad aprire squarci di libertà sugli spazi di visione abituali, anche se adeguarsi alla mera sopravvivenza sarebbe più facile. E sono isole, di fatto, anche più concretamente nel loro dato geografico, quando per qualche giorno prendono vita dentro o accanto a grandi relitti della società borghese: palazzotti ottocenteschi per ben figurare in socie
Massimo Milella
4 giorni faTempo di lettura: 10 min


William Shakespeare – Il racconto d’inverno | Non si scappa dai mostri
Tragedia e commedia, nate insieme e dallo stesso seme, si stringono in un abbraccio dove Tempo-Morte-Amore hanno ancora un potere immenso, ma divengono parte della vita e non la sua distruzione.
Claudia Burzoni
30 aprTempo di lettura: 5 min


Mbok'Elengi | Le strade di Kinshasa attraversano il festival Transforme
Un dispositivo immersivo che coinvolge e interroga: Mbok' Elengi, di Jolie Ngemi, al festival Transforme (Les SUBS, Lione).
Francesca Oddone
27 aprTempo di lettura: 8 min


L’uomo dei sogni | La magia del corpo del pubblico
A volte, a teatro, il pubblico sembra davvero avere un costante bisogno di corrispondenze amorose, di inviti, di ascolto, di fiducia, anche di regole, per poter trasformare i propri corpi di spettatrici e spettatori, dispersi negli “altrove” delle vite individuali appena prima e appena dopo il teatro, in un’unica enorme e imprevedibile creatura, il corpo del pubblico, lì e solo lì nella sala.
È una magia antica, che qualche volta, in alcune serate speciali, torna a manifest
Massimo Milella
3 aprTempo di lettura: 7 min

